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Omicidio, chiesti trent’anni per Ghulam

Tiziano Soresina
Omicidio, chiesti trent’anni per Ghulam

Il pm: il giovane pakistano fu ucciso per motivi passionali e poi evirato. Entrambi gli imputati chiedono l’assoluzione

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Sei ore d’udienza preliminare e l’omicidio del pakistano 22enne Ahmed Waqas che diventa, pian piano, un caso giudiziario sempre più complicato, con distanze siderali fra accusa e difesa. Stavolta, in aula a Reggio Emilia, vi sono entrambi gli imputati che da maggio hanno scelto vie processuali diverse: il 46enne Mustapha Ghulam (detenuto alla Pulce) è giudicato con rito abbreviato, mentre il 39enne Shamraiz Sadiq Naveed (è libero) non ha optato per riti alternativi.



Il pm Giacomo Forte con una chirurgica requisitoria (durata due ore) parla di un delitto feroce aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dai futili motivi. Il movente? A sfondo passionale, ritiene il magistrato, alludendo sia a mire omosessuali mal riposte su quel giovane connazionale, poi “sterzate” su maldicenze che il 19enne avrebbe detto sul conto della moglie di Naveed, che era rimasta in Pakistan. E per motivare il movente sessuale, il pm rimarca come il cadavere sia stato evirato, il che nella cultura pakistana è il massimo spregio. Sempre l’accusa esclude la concessioni di attenuanti generiche, da qui la richiesta di 30 anni di carcere per Ghulam e rinvio a giudizio in Assise per Naveed.

Entrambi i pakistani sono accusati di aver ammazzato il 22enne prima con un fendente al ventre, poi con un altro alla gola, la notte del 15 febbraio del 2014, e sotterrato in un campo in via Cascina a Fabbrico (cadavere trovato molti mesi dopo). I due avrebbero architettato una messa in scena degna di un noir per far cadere il connazionale nella trappola e quindi ucciderlo. Avrebbero fatto innamorare Waqas di una donna del tutto fittizia, esistente solo su un profilo Facebook da loro governato, per indurlo ad allontanarsi da Fabbrico per seguirla in Germania. Chiesti i risarcimenti dalle parti civili: 400mila euro da parte del padre della vittima (tramite l’avvocato Francesco Tazzari ) e 100mila euro dallo zio materno di Waqas (l’assiste il legale Lucia Larocca). «Ahmed da 8 mesi era un morto che camminava – rimarca Tazzari – perché quel terribile percorso tracciato per lui aveva solo l’ultima casella da collocare, cioè il giorno in cui ucciderlo».



Infine le arringhe dei difensori. L’avvocato mantovano Paolo Campostrini ha chiesto il proscioglimento per Naveed, facendo riferimento al Riesame che ha scarcerato tempo fa il suo assistito non ritenendo che vi fossero gravi indizi di colpevolezza. Mentre l’avvocato veronese Giampaolo Cazzola ha rimarcato come Ghulam si fosse tirato fuori da quello scherzo quando aveva capito che l’epilogo sarebbe stato mortale. Per il difensore è Naveed l’unico esecutore dell’omicidio e Ghulam solo un testimone del delitto. Il gup Luca Ramponi ha rinviato al 16 novembre per repliche e sentenza. —



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