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Scarpantibus. Se l’eurodeputato leghista fa l’arabo

Stefano Scansani
Scarpantibus. Se l’eurodeputato leghista fa l’arabo

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, sull’eurodeputato leghista che ha sporcato con una sua scarpa la relazione del commissario Moscovici. E che, a sua insaputa, ha fatto "l'arabo".

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REGGIO EMILIA. Scarpantibus. Il signor Ciocca Angelo, nato a Pavia nel 1975, è quell’eurodeputato leghista che martedì scorso per protestare contro la posizione della Ue sull’Italia, ha marchiato/sporcato con una sua scarpa la relazione del commissario Pierre Moscovici.

Si è avvicinato al banco, si è sfilato il calzare, e in favore delle telecamere ha provveduto allo sfregamento. Ciocca nell’immediato commento affidato a twitter (se non tuitti sei nessuno) ha spiegato il gesto: A #Strasburgo, HO CALPESTATO (con una suola Made in Italy!!!) la montagna di BUGIE che #Moscovici ha scritto CONTRO il #NostroPaese!!! L’Italia merita RISPETTO e questi #EuroImbecilli lo devono capire, non ABBASSIAMO PIÙ LA TESTA!!! Ho fatto bene???

Ha fatto bene? Ciocca se lo chiede anche. La sua domanda è mirata al consenso, non alla sua persuasione, alla certezza intima che l’atto sia stato efficace per lui, per l’Italia e il popolo sovrano. Quel che Ciocca pare non sapere è che la sua iniziativa è musulmana, di tradizione e origine mediorientale. Quindi il leghista fa l’arabo. Il lancio della scarpa è infatti un gesto di fondamentale dissenso nei confronti del bersaglio perché il piede è considerato una parte impura del corpo e il suo contenitore (tutt’insieme, tomaia, suola e tacco) possono diventare un proiettile immondo.

Da noi succede con i pomodori sfatti o le uova marce. Ma la scarpa è un’altra cosa. Esiste una casistica del calzare usato come proiettile di protesta. L’episodio recente più clamoroso è datato 14 dicembre 2008, quando il giornalista iracheno Muntadhar al Zaidi gridando “Questo è il bacio d’addio del popolo iracheno, cane!” tirò le sue scarpe, una dopo l’altra, all’allora presidente degli Stati Uniti George W.Bush nel corso di una conferenza stampa a Baghdad.

La connessione tra due scarpe ('ahdhiya) e l’evocazione “cane” (kalb) è il massimo dell’ingiuria nel mondo arabo. E’ capitato l’1 ottobre 2009 anche a Dominique Strauss-Kahn, allora presidente del Fondo monetario internazionale quando all’Università di Istanbul fu il bersaglio (mancato) della scarpata di uno studente. L’iniziativa di Ciocca non mi pare però così internazionale.

Così strategica. Ciocca l’ha minimizzata, l’ha ridotta a una “suola made in Italy folk”, dunque neppure sapendo o intuendo la portata allegorica dell’azione, neppure nella consapevolezza della sua tradizione islamica, che affonda radici nell’ancor prima. Nella Palestina dei Vangeli, quindi delle consuetudini di laggiù, quando chi non veniva bene accolto sbatteva i sandali per non lasciare neanche un granello di sabbia ai non generosi, perciò agli infedeli. Il leghista Ciocca, alla fin fine, è un arabista a sua insaputa.

Qui sta la facciata A dell’improbabile gesto di Ciocca. Vengo alla facciata B, che è quella dell’azione triviale sempre e comunque, che va di gran moda. Va detto che, nonostante l’inconsapevolezza dei significati ancestrali dell’azione, essa è stata evidentemente premeditata. Allora è una fiction, una finzione a disposizione di due obiettivi: l’autoscrittura di un testo per i social; venti secondi (questa la durata del video) di fama del pavese di San Genesio ed Uniti in the world. I militanti leghisti non sono nuovi a questi coup de théâtre, o meglio coup de taverne, azioni da osteria.

Ciocca siede nel Parlamento Europeo dal 2016, subentrato a Gianluca Buonanno morto in un incidente d’auto e noto per i suoi travestimenti, le sue provocazioni, le sue messe in scena a Montecitorio prima e a Strasburgo poi. La politica si fa anche così, incerta fra lo Scarpantibus e Krusciov.

Il primo è quell’uccello preistorico - catturato in Nicaragua, che calzava scarponi militari emettendo versi e vocalizzi disarticolati - che rese irresistibile la radio italiana negli anni Settanta con la creatività e la voce di Giorgio Bracardi, lo stesso comico che inventò altri personaggi come il cronista Max Vinella e il gerarca fascista Ermanno Catenacci.

Il secondo invece fu il primo segretario del Pcus: per zittire le denunce di un diplomatico filippino contro il giogo sovietico batté ritmicamente una scarpa sui banchi dell’Onu. Batté, non lanciò, usò il tacco come un martello. Era il 1960. Anche quell’atto fu premeditato?

Non è mai stato chiarito se la calzatura fosse di Krusciov, di Gromyko o portata appositamente da Mosca. Opto per lo Scarpantibus, più comico, più italiano, più contemporaneo, come il nome della trasmissione. Potrebbe essere il titolo della tendenza nazionalpopolare e dell’allegrezza del governo 2018: Alto Gradimento.

s.scansani@gazzettadireggio.it

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