Camusso indica Landini ma arriva una mozione che fa saltare il direttivo
REGGIO EMILIANon c’è pace per i sindacalisti reggiani. Oltre al caos scoppiato con il siluramento a sorpresa del segretario generale Guido Mora, a patire le pene dell’inferno è ora la candidatura di...
REGGIO EMILIA
Non c’è pace per i sindacalisti reggiani. Oltre al caos scoppiato con il siluramento a sorpresa del segretario generale Guido Mora, a patire le pene dell’inferno è ora la candidatura di un altro reggiano, Maurizio Landini. L’ex capo della Fiom nazionale è stato indicato dalla segretaria Susanna Camusso quale suo successore anche ieri durante il direttivo nazionale. Ma sempre ieri 2 ordini del giorno in merito - di cui uno sembrava di sfiducia a Camusso - sono stati presentati e ritirati. Il direttivo della Cgil sul congresso e l’indicazione del nuovo segretario generale è stato quindi riaggiornato alla prima data utile: probabilmente nel prossimo fine settimana, o eventualmente in quello successivo, dal momento che dal 5 al 10 novembre si svolgono i vari congressi e la segreteria è impegnata sul territorio.
Dopo aver proposto un ordine del giorno in cui si chiedeva che la proposta del successore di Susanna Camusso fosse affidata all’assemblea che uscirà dal congresso di gennaio, i sottoscrittori (tra i quali Luigi Giove, segretario regionale dell’Emilia-Romagna), hanno ritirato l’odg e specificato che questo «non proponeva, né nella lettera, né nelle intenzioni, qualsivoglia forma di sfiducia al segretario generale». Altri dirigenti vicini a Camusso (Baseotto, Scacchetti, Fracassi, Martini, Dettori, Massafra) avevano d’altronde presentato un altro odg che approvava la relazione della segretaria generale, respingendo le «narrazioni del dibattito interno alla Cgil che mirano a rappresentare un’organizzazione ferma e ingessata sull’articolazione delle posizioni che avevano segnato i due precedenti congressi, insinuando così l’idea di una Cgil incapace di produrre al proprio interno sintesi unitarie più avanzate» e respingendo anche «il tentativo di descrivere il nostro dibattito congressuale come la contrapposizione tra sostenitori di questo o quello schieramento politico, tra filo governativi e filo opposizione». —
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