Cgil, offensiva dopo il siluro 80 firme a sostegno di Mora
Appello dalle categorie a favore dell’ex segretario bocciato al congresso Un gruppo di iscritti suona la carica: «Presi in giro, chi ha votato contro spieghi»
REGGIO EMILIA
«Siamo arrabbiati e ci sentiamo presi in giro. Il problema non sono infatti le differenze di giudizio sulle strategie, sul compagno Mora - uomo che ha sempre detto con chiarezza quello che pensava ed anche per questo si è fatto molti nemici - e sulle diverse sensibilità politiche e sindacali. Il problema di cui rendere conto è la discrezionalità, l’arroganza, la mancanza di trasparenza e di rispetto per gli iscritti di chi esercita la sua funzione senza rendere partecipi e consapevoli le persone che pretende di rappresentare». Parte così, senza sconti, l’offensiva diretta da un gruppo di iscritti e delegati delle categorie della Cgil di Reggio Emilia, che sparano a zero contro i delegati dell’assemblea che mercoledì hanno silurato il segretario Guido Mora. Un trauma che sta lacerando i rapporti nella Camera del Lavoro. Oltre centomila iscritti, un universo complesso che si era fratturato al vertice già nel 2015, con la Fiom da una parte con la maggioranza in mano e le altre categorie dell’altra. Il segretario Mora, visto l’esito contrario del voto, sembra non aver ricucito quella frattura, divenuta ora una voragine senza soluzioni in vista.
LA MICCIA
Ad accendere la miccia, chiedendo la testa dei delegati che hanno votato contro Mora, sono un’ottantina di firmatari del lungo appello diffuso ieri. «Noi siamo quelli che fanno il sindacato dentro i luoghi di lavoro, le leghe e i circoli: la famosa “base”» scrivono firmandosi nome, cognome e categoria di appartenenza. Ci sono iscritti alla Fiom, alla Funzione pubblica, buona parte sono pensionati dello Spi, poi c’è la Slc, la Filt, Filctem, Flc e Filcams. «Quello che è successo durante il congresso non è successo in nostro nome» tagliano corto: «Ci sentiamo sconcertati e arrabbiati e rivendichiamo un diritto che ci è stato negato: quello di conoscere, di partecipare in modo consapevole e di poter decidere sulle scelte che il nostro sindacato compie. Vogliamo sapere perché l’atto più importante di un congresso territoriale, cioè l’elezione del segretario generale della Camera del Lavoro, si è conclusa con un voto a maggioranza contrario senza che la cosa sia mai stata trattata o esplicitata in alcuna assemblea di base, congresso di categoria, né nella due giorni al Teatro Ariosto».
PAGINA OSCURA
«Crediamo che questa pagina oscurissima, e che non ha precedenti nella storia della Camera del Lavoro, non debba e non possa essere chiusa in fretta e furia. Bisogna mettere gli iscritti in grado di capire. Deve essere l’occasione per restituire trasparenza e dignità alla vita dell’organizzazione. Chi ha operato le scelte che ci hanno portato fin qui deve dare conto del proprio operato, perché chi ricopre ruoli di rappresentanza deve dire chi sta rappresentando. Deve prendere parola e rispondere alle domande che abbiamo avanzato mettendo in condizione “la base”, alla quale è stato negato il diritto di decidere, di poterne giudicare l’operato. Per questo chiediamo a tutti gli iscritti, i delegati, i militanti e gli attivisti di sottoscrivere questo appello, di andare al di la delle singole appartenenze e di rivendicare una chiarezza di operato che ci meritiamo. Un sindacato partecipativo e democratico, nel quale il potere di decidere è e rimane degli iscritti che lo costituiscono e quotidianamente lo costruiscono».
Le repliche si sprecano: «Non puoi con una raccolta di firme invalidare un congresso. Il congresso è sacro. Il risultato è quello» ci confida uno degli oppositori di Mora. Mozione che però rimane ancora senza volti o posizioni chiare. —
ENRICO LORENZO TIDONA
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