Don Ciotti in Sala Tricolore «Educare alla legalità»
Il fondatore di Libera celebra i dieci anni del presidio reggiano dell’associazione «Permettere ai ragazzi di assistere al processo Aemilia è stato fondamentale»
Reggio Emilia
«Dobbiamo interrogarci su cosa sia la mafia e come agisca in modo tale da creare consapevolezza nelle coscienze e cambiare questo aspetto della nostra società». Sono state queste le parole di Matteo Iori, presidente del centro sociale Papa Giovanni XXIII, che ieri in Sala Tricolore ha dato inizio e coordinato i lavori del convegno “Reggiani e Legalità” in occasione del decimo anniversario di Libera Reggio Emilia, alla presenza del presidente nazionale, don Luigi Ciotti.
Legalità per contrastare le mafie. È uno degli argomenti più urgenti da affrontare in una città come Reggio, sede del maxi processo Aemilia. Ed è anche per questo che in Sala Tricolore è stato fondamentale ricordare cosa sta accadendo e come i cittadini stanno affrontando la situazione. «Non avrei mai pensato che i nostri valori potessero essere messi in discussione — afferma il sindaco, Luca Vecchi — Aemilia ci ha insegnato a non dare nulla per scontato e a agire per la libertà. Principio che abbiamo messo in atto con il ripristino di #viacassoliuno, l’ex sala giochi irregolare sequestrata e ora centro per giovani».
Proprio ai giovani si è rivolto don Ciotti: «Sono contento di festeggiare i 10 anni del coordinamento: significa che la consapevolezza della legalità si sta tramandando da generazione a generazione — spiega il fondatore di Libera — Da sempre i giovani sono stati una risorsa preziosa per instillare nelle coscienze quale via scegliere. Questo però sta divenendo sempre più difficile perché, a mio avviso, si sta compiendo un grave reato di lesa gioventù, dal momento che le risorse per combattere l’illegalità non vengono più destinate alle nuove generazioni, privandole in tal modo di opportunità e del proprio futuro».
Nel suo intervento ci sono state però anche parole di speranza e di positività legate all’educazione. «Compito di estrema importanza è quello degli insegnanti che nelle scuole, attraverso percorsi concreti, educano i ragazzi all’uguaglianza e alla legalità, unico modo per creare cultura e coscienza così da portare cambiamenti nella società — afferma don Ciotti — Trovai strabiliante il gesto di quel presidente di tribunale che permise ai nostri ragazzi di assistere al processo Aemilia, nonostante il divieto di entrata in un’aula giudiziaria previsto dalla legge. Fece capire a tutti che si trattava di un momento formativo e cardine per l’educazione degli studenti, che avrebbe fatto capire loro che l’illegalità si può contrastare». L’educazione, secondo il fondatore di Libera, sta anche nell’interagire e nello stare vicino alle vittime, nel denunciare in prima persona pur essendo consapevoli della fragilità che ognuno di noi ha per natura. «La paura e il rancore sono nostri nemici. Non assecondiamo il corso della storia velandoci gli occhi».
Uniti si può vincere ogni lotta. Sembra essere questo il motto che per 10 anni ha accompagnato il coordinamento di Libera, come ha spiegato ieri il coordinatore reggiano, Manuel Masini: «La storia di Libera sin dall’inizio ha avuto una base solidale per raggiungere i suoi obiettivi contro l’illegalità. Senza il sostegno dei cittadini e la continua educazione effettuata da e nelle scuole non saremmo qui». Di giovani ha parlato anche il consulente della Commissione parlamentare antimafia, Filippo Torrigiani, sottolineando come sapere e consapevolezza portino a una vita fatta di legalità. —
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