Gazzetta di Reggio

Reggio

In sintesi le opere che saranno illustrate “dal vivo” durante le serate Dalla terracotte mazzoniane allo sbarco del barocco sul Crostolo 

Sei capolavori a confronto Così l’arte fece la chiesa e la casa si “mangiò” la chiesa

Sei capolavori a confronto Così l’arte fece la chiesa e la casa si “mangiò” la chiesa

L’ITINERARIOI tesori della chiesa di San Giovannino sono vari e di diversi tempi della storia. Ne sintetizziamo sei, cioè quelli più eclatanti e e caratterizzanti, che saranno maggiormente...

2 MINUTI DI LETTURA





L’ITINERARIO

I tesori della chiesa di San Giovannino sono vari e di diversi tempi della storia. Ne sintetizziamo sei, cioè quelli più eclatanti e e caratterizzanti, che saranno maggiormente focalizzati nelle serate di domani e mercoledì da monsignor Tiziano Ghirelli intervistato da Stefano Scansani.

La facciata

Progettata da Girolamo Casotti fu portata a termine negli anni Sessanta del Cinquecento. Risulta incompiuta e permette una lettura strutturale. È incorporata in un palazzo.

la volta a botte

Iperbole barocca a quattro mani. Il creatore delle architetture prospettiche fu il bresciano Tommaso Sandrini che chiuse i lavori nel 1614 con l’intervento di Lorenzo Franchi. Quest’ultimo realizzò gli sfondati con temi tratti dall’Apocalisse.

la cupola

Per intuire la fortuna della cupola del Correggiodi San Giovanni a Parma bisogna venire a Reggio, in San Giovannino. Infatti qui Sisto Badalocchio dipinge il Ritorno di Cristo che è un esatta riproduzione della Resurrezione affrescata dal Correggio nel 1520.

il catino absidale

Una botta di colore. E poi torsioni che prima di lui a Reggio non s’erano mai immaginate. Lui è il Cavalier Borghese, cioè il romano Paolo Guidotti che dà prova della sua visionarietà nel 1613.

le due grandi tele

Immense, una di fronte all’altra, sono le due tele realizzate da Alessandro Tiarini nel 1624. Raffigurano il Transito e il Martirio di San Giovanni Evangelista.

il compianto

Si trova nella seconda cappella a sinistra. Si tratta di una ricomposizione. Le 8 statue in terracotta policroma sono rappresentative della fortuna che godettero i Compianti in area padana nella seconda metà del Quattrocento sino a sfiorare il secolo successivo. Questo pare esibire tre “mani diverse”. Il Cristo viene infatti attribuito a Michele da Firenze, protagonista post donatelliano nell’area Veneta ed Emiliana (sua è l’Altare delle Statuine nel duomo di Modena e la Madonna issata sulla facciata della cattedrale di Ferrara). I due personaggi che chiudono a destra e a sinistra la serie dei partecipanti alla scena sono invece evidentemente più tardi e assegnabili alla stagione dello straordinario Guido Mazzoni (molta caratterizzati, e potrebbero essere due interpretazioni di Giovanni d’Arimatea). Le cinque figure centrali sono altrettanto emiliane ma iconograficamente ricorrenti. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google