Aemilia, domani la Corte emette la storica sentenza
Dopo 15 giorni di camera di consiglio, il verdetto verrà letto nell’aula-bunker Fiato sospeso per 148 imputati, di cui 34 accusati di associazione mafiosa
REGGIO EMILIA
Domani mattina – alle 9.30 – verrà emessa nell’aula-bunker la storica sentenza di Aemilia e si chiuderà così, in primo grado, il più grande procedimento di ’ndrangheta al Nord, secondo – quanto a complessità e grandezza – solo al maxiprocesso contro Cosa Nostra degli anni Ottanta.
Dopo 195 udienze e due anni e mezzo di battaglie legali, i 148 imputati conosceranno il loro destino giudiziario. I pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi hanno chiesto pene complessive per 1.712 anni di carcere.
L’INFAMANTE 416 BIS
Sono 34 gli imputati accusati di associazione mafiosa, ora però appesantita da un “aggiornamento” di oltre 3 anni (il reato non è più fermo alle accuse datate 2015, perché la nuova formulazione arriva sino all’8 febbraio 2018). La Corte ha inquadrato tutto ciò in “fatti diversi”, quindi giudicabili con il rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto di pena di un terzo. Ma non è un passaggio obbligato, rimanendo in piedi anche il rito ordinario (a cui restano ancorati gli oltre cento imputati nei guai per reati diversi).
IL DOPPIO BINARIO
Di fatto, però, nel marzo scorso si è concretizzato il doppio binario: 24 dei 34 accusati di essere l’ossatura del clan – con epicentro Reggio Emilia – hanno scelto il rito abbreviato. Il tristemente famoso ed infamante articolo 416 bis del codice penale prevede pene a seconda dei ruoli (capi, organizzatori, partecipi) e aggravi se la cosca è armata e se le attività economiche sono finanziate con il prezzo, il prodotto o il profitto di reati. Per legge non si va oltre i trent’anni di carcere.
I giudici hanno vagliato montagne di imputazioni: oltre alla citata associazione mafiosa, detenzione di armi, spaccio di droga, estorsioni, usura, fatture false, intestazioni fittizie, riciclaggio, bancarotta fraudolenta.
Per la Dda di Bologna è il “ritratto” dell’Emilia, descritta come territorio in cui ha imperversato in modo capillare per anni una ’ndrina autonoma, anche se emanazione della cosca cutrese Grande Aracri.
La sentenza arriva, quindi, esattamente una settimana dopo il verdetto definitivo emesso dalla Cassazione sul troncone di Aemilia in cui – fin dall’inizio – gli imputati hanno puntato sul rito abbreviato.
L’ISOLAMENTO IN QUESTURA
Dal 16 ottobre, quando è stata enunciata la formula “Il tribunale si ritira”, il presidente Francesco Caruso e i giudici Cristina Beretti (presidente del tribunale di Reggio) e Andrea Rat si trovano in completo isolamento all’interno della questura di via Dante, tra vita quotidiana e misure di sicurezza rafforzate, come la vigilanza esterna 24 ore su 24. Una quotidianità blindata, quella dei tre giudici, che non possono avere nessun contatto con l’esterno né ricevere visite, per evitare eventuali condizionamenti.
Domani, dopo 15 giorni di camera di consiglio, ne usciranno per la lettura del dispositivo, mentre le a dir poco articolate motivazioni della sentenza arriveranno con l’anno nuovo. —
T.S.
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