«Cgil, il congresso è stato regolare Nessun complotto contro Mora»
Villirillo e Venezia, segretari provinciali di Fisac e Filctem «L’incertezza sul voto era nota, ma ha voluto ricandidarsi»
«Non si tratta di caos, cospirazione o complotti, ricerca di colpevoli che hanno tradito il mandato, così come non esistono collegamenti con le questioni sindacali nazionali; i toni utilizzati e le dichiarazioni di questi giorni non portano a nulla di costruttivo». E ancora: «L’incertezza sul risultato del voto era nota, ulteriormente riaffermata, prima ancora che il congresso si chiudesse sia ai centri regolatori, sia al candidato che ha scelto comunque di candidarsi; così come era noto che la sintesi trovata per un’unica lista per l’elezione dell’Assemblea non comportava nessun accordo sulla rielezione del segretario». E infine: «La scelta di procedere al voto puntando a una risicata maggioranza è a nostro giudizio una scelta politica non opportuna per nessuno, su cui occorreva discutere preventivamente al fine di ricercare tutti quanti insieme le modalità per nuova gestione unitaria dopo la rottura del 2015». Escono allo scoperto. E rompono il silenzio, a distanza di una settimana dal siluramento di Guido Mora, avvenuto mercoledì nel 18esimo congresso provinciale Cgil, quando la rielezione dell’ormai ex segretario è stata clamorosamente bocciata a scrutinio segreto: 66 voti a favore di Mora, 75 i contrari. Fra i contrari – appellati da Mora come «farabutti» – anche Gregorio Villirillo, segretario provinciale Fisac-Cgil, e Vittorio Venezia, segretario Filctem-Cgil: «Per la Cgil di Reggio ora il percorso da traguardare è quello di ricomporre un governo unitario possibilmente con un’ampia base di consenso e in tempi brevi, nel rispetto delle sue regole democratiche che vanno rispettate sempre».
Sono loro i firmatari di una nota nella quale spiegano le ragioni del voto contrario alla riconferma dell’ex segretario e candidato unico, rimasto anche ieri nel più assoluto silenzio. «Le notizie apparse in questi giorni, con la mancata elezione del segretario generale, tendono prevalentemente a rappresentare quanto successo come frutto di una sorta di congiura di palazzo, estranea alla storia della Cgil di Reggio, arrivando a etichettare chi ha espresso legittimamente un voto contrario con parole a dir poco ingenerose e fuorvianti», commentano Villirillo e Venezia. Di qui la necessità di «esprimere alcune valutazioni», proprio mentre la strada per uscire da questa crisi inedita sembra ulteriormente in salita, anche in conseguenza del difficile quadro nazionale che sta segnando il passaggio di consegne fra Susanna Camusso e il reggiano Maurizio Landini.
«Il congresso si è chiuso con l’elezione dell’Assemblea generale votata con oltre il 90% dei voti – aggiungono i due segretari – Tale elezione è l’ultimo atto di un percorso congressuale attuato nella più assoluta regolarità, cominciato con le assemblee di base degli iscritti che hanno votato i documenti congressuali e i delegati ai congressi superiori».
Per Villirillo e Venezia «tutti i congressi di categoria si sono svolti e chiusi con l’elezione delle rispettive assemblee generali anch’esse pienamente legittime e nel pieno delle proprie prerogative politiche e statutarie. È la democrazia rappresentativa che in Cgil viene esercitata secondo regole che non lasciano dubbi in materia di trasparenza, democrazia e esercizio politico dei mandati. Quindi nessun caos, nessun abuso, nessuna irregolarità».
«L’assemblea generale, a congresso concluso, chiamata ad eleggere il segretario generale ha respinto a maggioranza la proposta avanzata dai centri regolatori. È stata respinta con voto segreto (unica modalità di voto prevista dallo statuto): è un voto legittimo che va accolto e rispettato sempre, qualunque sia stato il suo esito. Molti segretari generali sono eletti con dei voti contrari, e poco o tanti che fossero, nessuno ha mai preteso che quei voti dovessero essere in qualche modo giustificati. Che il voto segreto possa spostare gli equilibri da una parte o dall’altra è cosa possibile e assolutamente legittima, è la libertà della persona che viene esercitata».
«L’ipotesi del governo di una Camera del lavoro con poco più del 50% può portare con sé conseguenze negative di cui non abbiamo bisogno – concludono Villirillo e Venezia – è la stessa vocazione unitaria che ha questa organizzazione sindacale per la sua composizione rappresentativa complessa che ne rende politicamente difficile la pratica. Dovrebbero insegnare qualcosa le elezioni dei segretari delle Camere del lavoro delle città emiliane tutte con percentuali superiori all’80%».
Quanto al rapporto con gli iscritti, che secondo i sostenitori di Guido Mora non sono stati informati del voto contrario alla rielezione dell’ex segretario, per Villirillo e Venezia «informazione e confronto con tutti gli iscritti su quello che è avvenuto e sopratutto sul futuro della gestione politica della nostra camera del lavoro, che deve avere come obiettivo primario la sua ricomposizione unitaria e non una caccia alle streghe, è garantito in qualsiasi luogo e struttura come si sta facendo in questi giorni e ore, e si farà nelle prossime settimane e mesi». —
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