Disse no ai nazisti e fu internato L’omaggio al soldato e padre
Il professor Luigi Bolondi ricorda il genitore sopravvissuto all’orrore dei lager Il nonno, da cui ha preso il nome, fu podestà del paese tra il 1938 e il 1943
SAN POLO
A cento anni dalla nascita di Vittorino Bolondi – soldato sampolese sopravvissuto all’orrore dei lager durante la seconda guerra mondiale, dove fu rinchiuso per avere rifiutato di passare tra le file della Repubblica di Salò – il figlio Luigi, professore universitario di Clinica Medica all’università di Bologna, ha voluto ricordare la figura del padre. Il nonno era stato podestà di San Polo tra il 1938 e il 1943.
Così sabato 3 novembre, alle 17, a San Polo, nella sala consiliare, si terrà un incontro storico divulgativo riguardante le traversie di 600 mila militari italiani che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si dichiararono indisponibili ad entrare nelle file della Repubblica sociale di Salò e furono perciò rinchiusi nei lager di mezza Europa, subendo il medesimo trattamento degli internati politici e razziali.
LA VICENDA
È una storia poco conosciuta della quale fu testimone il sampolese Vittorino Bolondi, morto da uomo libero molti anni dopo il suo rientro a San Polo dal lager di Wietzendorf.
L’evento è stato organizzato e profondamente voluto dal figlio di Vittorino, il professor Luigi Bolondi, ordinario di Clinica medica all’università di Bologna, in occasione del centenario della nascita del padre. Introdurrà il sindaco di San Polo, Franco Palù, e l’approfondimento storico verrà trattato dal professor Sergio Bugiardini, presidente dell’Istituto provinciale di storia contemporanea di Fermo e docente all’università di Urbino. Il professor Luigi Bolondi concluderà la serata con brevi ricordi, storie e racconti del padre. L’evento ha il patrocinio del Comune di San Polo.
Vittorino Bolondi, CLASSE 1918
Nato il 18 febbraio 1918 da genitori sampolesi – Alice Pattacini e Luigi Bolondi che, dal 1938 al 1943, è stato anche podestà del comune di San Polo – Vittorino Bolondi aveva 22 anni, quando, nel 1940, partì come sottonenente di artiglieria per la campagna di Russia.
Tornò nel 1942 per essere poi inviato in Francia dove, dopo l’8 settembre 1943, fu fatto prigioniero dai tedeschi e internato nei lager di Leopoli (Ucraina), Bergen Belsen (lo stesso in cui morì Anna Frank) e infine Wietzendorf, dove vennero internati molti italiani, fra cui anche lo scrittore Giovannino Guareschi. Vittorino Bolondi riuscì a sopravvivere a quell’inferno indicibile e tornò a San Polo nel settembre del 1945.
Ha vissuto gli anni successivi e fino alla morte a Bologna, dove ha lavorato in grandi aziende con importanti incarichi, ma nei mesi estivi tornava nella sua amata casa di San Polo, di fianco al castello. Morì a Bologna nel 1990 ed è sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di San Polo. —
D.S.
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