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Ndrangheta, il giorno della sentenza per i 148 imputati del maxi processo Aemilia: 19 anni per Giuseppe Iaquinta e 2 anni per il figlio Vincenzo - La diretta

Ndrangheta, il giorno della sentenza per i 148 imputati del maxi processo Aemilia: 19 anni per Giuseppe Iaquinta e 2 anni per il figlio Vincenzo  - La diretta

Aula-bunker super presidiata, molti gli imputati presenti con i famigliari. Una tensione palpabile anche fra le toghe nell'ultima udienza del maxi-processo contro la 'ndrangheta al Nord

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REGGIO EMILIA. Un'attesa spasmodica, in tribunale, dalle 7.30 di stamattina per la storica sentenza di primo grado di Aemilia. Aula-bunker super presidiata, molti gli imputati presenti con i famigliari. Una tensione palpabile anche fra le toghe. Setacciato ogni angolo del palazzo di giustizia, anche con i cani antiesplosivo. In aula un tripudio di fasce tricolori, ma anche gli studenti presenziato all'atto finale.

ORE 14.50. Dopo la lettura dei risarcimenti per le parti civili e dell'elenco dei beni posti sotto confisca, la corte procede alla lettura della sentenza nei confronti dei 24 imputati che hanno scelto il rito abbreviato per il capo 1, ovvero l’associazione di stampo mafioso.

ORE 13.50.  L'ex attaccante della Juventus e della Nazionale campione del Mondo Vincenzo Iaquinta è stato condannato a due anni. Per lui la Dda aveva chiesto sei anni, per reati di armi. Il padre dell'ex calciatore, Giuseppe Iaquinta, accusato di associazione mafiosa, è stato condannato invece a 19 anni. Padre e figlio se ne sono andati dall'aula del tribunale di Reggio Emilia urlando «vergogna, ridicoli» mentre è ancora in corso la lettura del dispositivo.

Sono alcune delle condanne stabilite dalla corte di Aemilia, impegnata nella lettura delle sentenza di primo grado. Durante la lettura, non sono mancanti momenti di tensione, con grida contro la corte da parte dell'ex bomber, uscito dall'aula nel momento in cui è stata letta la sentenza nei confronti del padre: "E'  tutto costruito - ha urlato - Noi non sappiamo neanche cosa è la Ndrangheta.  Sono 3 anni che soffro ho quattro figli mi avete rovinato".

La lettura sta proseguendo in ordine alfabetico, elencando assoluzioni, prescrizioni e condanne per ciascun imputato. Non mancano stangate, anche dal punto di vista delle confische patrimoniali.

Per il pentito Antonio Valerio, 6 anni e due mesi nel rito ordinario. A Valerio sono state riconosciute attenuanti generiche per la collaborazione. Nove anni e 10 mesi per Augusto Bianchini, quattro per la mamma Bruna, senza aggravante. Assolti Alessandra e Nicola Bianchini, tre anni ad Alessandro. Otto anni per l'imprenditore Gino Gibertini.

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Condanne per Mirco Salsi (4 anni e 6 mesi),Gianluigi Sarcone (3 anni), Mario Cannizzo (9 anni), Alfredo Amato (19 anni), Omar Costi (13 anni).

ORE 13. E' entrata la corte.  I monitor per la videoconferenza sono stati accesi e si è in attesa dell'ingresso della corte, composta dal presidente Francesco Maria Caruso, Cristina Beretti e Andrea Rat. La lettura della sentenza dovrebbe durare circa due ore. I giudici sono stati nella camera di consiglio allestita in Questura dallo scorso 16 ottobre.

ORE 12. Operazioni a rilento per la lettura dell'attesa sentenza di primo grado del processo Aemilia contro la 'ndrangheta con 148 imputati. Il dispositivo era atteso per le 11, ma i tempi si sono allungati per un guasto al sistema di videoconferenza, che collega l'aula ai carceri italiani e ai siti riservati che ospitano i collaboratori di giustizia e alcuni degli imputati detenuti. L'aula bunker del palazzo di giustizia è gremita di gente. Le "gabbie" degli imputati sono invece insolitamente vuote. Assenti anche i pm della Dda bolognese Marco Mescolini e Beatrice Ronchi che hanno condotto l'accusa. Secondo le stime di alcuni legali la lettura della sentenza si protrarrà fra le due e le tre ore

ORE 11. La lettura della sentenza, inizialmente prevista alle 11, è stata rinviata per problemi ai collegamenti in video conferenza nell'aula speciale allestita nel palazzo di giustizia di Reggio Emilia. Lettura del dispositivo dovrebbe durare circa due 2 ore. Sempre oggi, è in programma inoltre anche un'udienza di Aemilia bis,  troncone processuale che – per l’accusa, rappresentata dal pm Beatrice Ronchi – ha come “cuore” vorticose intestazioni fittizie a prestanome per nascondere i patrimoni, con l’aggravante di aver agito per agevolare in Emilia il clan marchiato ’ndrangheta.

ORE 8. Oltre ad esponenti della Cgil (che si è costituita parte civile) e alla vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni del Movimento 5 stelle, sono presenti anche i sindaci del territorio e di una delegazione della Fnsi, dell'Associazione stampa emilia-romagna (Aser) e dell'Ordine dei giornalisti. «Sarà un'occasione per esprimere vicinanza e solidarietà a quei giornalisti, associazioni per la legalità, cittadine e cittadini che, in questi anni, non hanno mai smesso di contrastare mafie e malaffare ed hanno onorato con il loro impegno professionale e civile l'articolo 21 della costituzione», spiegano.

IL MAXI PROCESSO. Nel maggio scorso, dopo poco più di due anni dall’inizio del processo Aemilia, e al termine di tre giorni di requisitoria, i pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi della Dda di Bologna hanno avanzato le richieste di condanna per i 148 imputati, accusati a vario titolo di affiliazione alla ’ndrangheta e altri reati come false fatturazioni, frodi, usura ed estorsione.



Complessivamente, sono stati chiesti poco più di 1.700 anni di reclusione, per la precisione 1.712 anni di cui 1.388 con il rito ordinario e 324 per i soli 24 imputati che hanno scelto il rito abbreviato per il capo 1, ovvero l’associazione di stampo mafioso.

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A 34 imputati (24 dei quali hanno scelto il rito abbreviato), inoltre, la procura ha contestato nuovi capi di imputazione per aver continuato a tenere anche dal carcere condotte in favore della consorteria, dagli arresti avvenuti a gennaio del 2015 fino allo scorso marzo.



Sono stati dunque chiesti 26 anni e 6 mesi (più 16 anni anni per associazione di stampo mafioso in abbreviato) per Gaetano Blasco; 30 anni (più 18 in abbreviato) per Michele Bolognino; 5 (più 16 in abbreviato) per Sergio Bolognino e 4 anni e 6 mesi (più 14 in abbreviato per associazione di stampo mafioso) per Pasquale Brescia. E ancora: 9 anni e 6 mesi (più 12 anni in abbreviato) per l’ex poliziotto Maurizio Cavedo, 17 anni (più 12 anni in abbreviato) per Antonio Floro Vito, e 12 anni e 10 mesi (più 14 anni in abbreviato) per Gianni Floro Vito.

Tra le pene chieste dai pm Mescolini e Ronchi agli imputati al processo con rito ordinario, che devono rispondere anche del reato di associazione di stampo mafioso, spiccano i 19 anni per Giuseppe Iaquinta, padre dell'ex calciatore della Juventus Vincenzo Iaquinta (a sua volta a processo, ma che non deve rispondere del capo 1) per il quale sono stati chiesti 6 anni di reclusione.

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Per l'imprenditore reggiano Mirco Salsi, i pm hanno chiesto 12 anni di reclusione. Più pesante la pena chiesta per Omar Costi: 19 anni e 6 mesi.

Per Antonio Muto (classe 1971) 17 anni e 6 mesi (più 12 anni in abbreviato), per Antonio Muto (classe 1978) 17 anni con rito ordinario più 14 anni in abbreviato, per Antonio Muto del 1955 12 anni in abbreviato e per Luigi Muto 16 anni in abbreviato.

Per il pentito Salvatore Muto, che ha deciso di collaborare con la giustizia, sono stati chiesti 8 anni in abbreviato. Per Antonio Valerio, altro pentito del processo, 15 anni e 10 mesi con rito ordinario, più 10 anni per associazione di stampo mafioso con rito abbreviato. E ancora: Alfonso Paolini (16 anni), Pasquale Riillo (12 anni e 6 mesi in ordinario, più 14 anni con l'abbreviato), Gianluigi Sarcone (18 anni più 18 anni in abbreviato), Graziano Schirone (11 anni più 12 anni), Eugenio Sergio (19 anni più 14 anni). Per i fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli, imprenditori «a disposizione della consorteria», si chiede la condanna rispettivamente a 16 anni e 6 mesi e 11 anni e 6 mesi, oltre a 14 anni ciascuno con l'abbreviato. Luigi Silipo (12 anni più 12 anni), Pierino Vetere (9 anni e 6 mesi più 12 anni), Mario Vulcano (12 anni più 12 anni) e Vincenzo Mancuso 18 anni e 6 mesi più 12 anni). L’accusa chiede inoltre la confisca dei beni già sequestrati con provvedimento del gip e, per la maggior parte degli imputati dell’abbreviato, dopo aver espiato la pena, la permanenza per due anni in una “casa di lavoro”, misura applicabile ai soggetti ritenuti «socialmente pericolosi» (articolo 417 del codice penale).

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Chiesti anche 18 anni per Antonio Crivaro, 19 anni e 6 mesi per Alfredo Amato, 19 anni e 10 mesi per Francesco Amato, 12 anni per Carmine Arena, 23 anni per Carmine Belfiore, 19 anni e 10 mesi per Francesco Lomonaco, 19 anni per Gabriele Valerioti. —

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