Sentenza di Aemilia, 120 condanne per 1.223 anni di carcere. La rabbia di Vincenzo Iaquinta: "Non c'entro niente con la Ndrangheta"
La corte ha impiegato oltre due ore per leggere il dispositivo. Tensione in aula durante la lettura della condanna di Giuseppe Iaquinta, padre dell'ex bomber della Nazionale
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REGGIO EMILIA. Un totale di 23 assoluzioni, cinque prescrizioni e 120 condannati. E’ il verdetto pronunciato in tribunale dal collegio dei giudici presieduto da Francesco Maria Caruso (affiancato a latere da Cristina Beretti e Andrea Rat) che poco dopo le 14 finisce di leggere la sentenza di primo grado per Aemilia, il più grande processo contro la 'ndrangheta del nord italia con 148 imputati alla sbarra.
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Il dispositivo era atteso per le 11, ma i tempi si sono allungati per un guasto al sistema di videoconferenza, che collega l'aula ai carceri italiani e ai siti riservati che ospitano i collaboratori di giustizia e alcuni degli imputati detenuti. La lettura è cominciata intorno alle 13 ed è finita dopo le 14.
L'aula bunker del palazzo di giustizia era gremita di gente. Le "gabbie" degli imputati erano invece insolitamente vuote.
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LE RICHIESTE. Complessivamente, la Dda aveva chiesto poco più di 1.700 anni di reclusione, per la precisione 1.712 anni di cui 1.388 con il rito ordinario e 324 per i soli 24 imputati che hanno scelto il rito abbreviato per il capo 1, ovvero l’associazione di stampo mafioso.
A 34 imputati (24 dei quali hanno scelto il rito abbreviato), inoltre, la procura aveva contestato nuovi capi di imputazione per aver continuato a tenere anche dal carcere condotte in favore della consorteria, dagli arresti avvenuti a gennaio del 2015 fino allo scorso marzo. Secondo quanto risulta, le condanne emesse ammontano a oltre 1.223 anni di carcere, di cui 898 in ordinario e 325 in abbreviato.
LA DDA. «La 'Ndrangheta a Reggio Emilia c'era, non ne abbiamo mai dubitato in questi anni. Ma ora lo hanno confermato la Cassazione e la sentenza di oggi». Così il procuratore capo di Bologna e coordinatore della Dda Giuseppe Amato commenta la sentenza del processo Aemilia.
«Un processo e una condanna, però, non interrompono l'evento criminoso - ha proseguito Amato - gli accertamenti giudiziari dovranno proseguire. Aemilia apre la pista ad altri processi, come è avvenuto per i delitti degli anni Novanta, grazie alle collaborazioni dei pentiti. Ma ci sono altri profili che meritano investigazioni, le indagini non finiscono». Il riferimento, in particolare, è alla quarantina di sospette false testimonianze per le quali il tribunale ha rinviato gli atti alla procura. «Non è una sorpresa - conclude Amato - dato che si parla di un procedimento su un reato che si contraddistingue anche per l'omertà dell'associazione mafiosa, questo porta a dubitare della genuinità di determinate dichiarazioni».
Per Gaetano Blasco, una condanna a 21 anni per il rito ordinario (e 26mila euro di multa) e 17 anni e 4 mesi in abbreviato (la Dda aveva chiesto 26 anni e 6 mesi più 16 anni anni per associazione di stampo mafioso in abbreviato); 4 anni e 6 mesi (più 14 in abbreviato per associazione di stampo mafioso) era la richiesta nei confronti di Pasquale Brescia. La corte ha stabilito una condanna a 6 anni e 9 mesi per il rito ordinario e 16 anni in abbreviato.
E ancora: per l’ex poliziotto Maurizio Cavedo una condanna a 8 anni e un mese in ordinario e 10 anni in abbreviato (la richiesta era di 9 anni e 6 mesi più 12 anni in abbreviato); per Antonio Floro Vito 9 anni in ordinario e 14 in abbreviato (la richiesta era 17 anni più 12 anni in abbreviato), mentre per Gianni Floro Vito 6 anni e 11 mesi in ordinario e 14 anni in abbreviato (la richiesta era 12 anni e 10 mesi più 14 anni in abbreviato).
Attimi di tensione durante la lettura dell’udienza soprattutto durante la lettura della sentenze di condanne nei confronti di Giuseppe Iaquinta, padre dell'ex calciatore della Juventus Vincenzo Iaquinta (a sua volta a processo, ma che non deve rispondere del capo 1).
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LA RABBIA DELL'EX BOMBER. Per Giuseppe Iaquinta, accusato di associazione mafiosa, è arrivata una condanna a 19 anni. Per il figlio Vincenzo, una condanna a due anni. L’ex calciatore è accusato di reati relativi alle armi: per lui erano stati chiesti sei anni. «Siete ridicoli, vergogna», hanno urlato Iaquinta e il padre uscendo dall’aula del tribunale durante la lettura della sentenza.
«Una condanna allucinante»: così l’avvocato Carlo Taormina che difende l’ex calciatore Vincenzo Iaquinta ha commentato la pena di due anni inflitta all’ex bomber della Nazionale al termine di Aemilia. Per Vincenzo Iaquinta è caduta l'aggravante mafiosa.
ALTRE CONDANNE. Per l'imprenditore reggiano Mirco Salsi, i pm avevano chiesto 12 anni di reclusione. La condanna è stata di 4 anni e sei mesi. Più pesante la pena chiesta per Omar Costi: 19 anni e 6 mesi. Per lui una condanna di 13 anni e 9 mesi. Condanne a 8 anni e 6 mesi in ordinario e 12 anni in abbreviato per Antonio Muto classe 1971 (erano stati chiesti 17 anni e 6 mesi più 12 anni in abbreviato), a 12 anni in ordinario e 14 anni in abbreviato per Antonio Muto classe 1978 (la richiesta era di 17 anni con rito ordinario più 14 anni in abbreviato) e 12 anni in abbreviato per Antonio Muto del 1955 (la richiesta era di 12 anni). Per Luigi Muto la richiesta della Dda era di 16 anni in abbreviato, accolta dalla corte.
I PENTITI. Una condanna di 4 anni e 8 mesi per il pentito Salvatore Muto, assolto in ordinario, che ha deciso di collaborare con la giustizia. Erano stati chiesti 8 anni in abbreviato. Per Antonio Valerio, altro pentito del processo, una condanna a 6 anni e 2 mesi in ordinario e a 5 anni in abbreviato (la richiesta era di 15 anni e 10 mesi con rito ordinario, più 10 anni per associazione di stampo mafioso con rito abbreviato). Gli sono state riconosciunte attenuanti.
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LA LETTURA. E ancora: Alfonso Paolini (condanna di 15 anni e 8 mesi in abbreviato, su una richiesta di 16 anni), Pasquale Riillo (12 anni e 8 mesi in ordinario e 14 anni in abbreviato su una richiesta di 12 anni e 6 mesi in ordinario, più 14 anni con l'abbreviato), Gianluigi Sarcone (3 anni e sei mesi in ordinario e 16 anni e 4 mesi in abbreviato su un richiesta di 18 anni più 18 anni in abbreviato), Graziano Schirone (5 anni in ordinario e 12 anni in abbreviato su una richiesta di 11 anni più 12 anni), Eugenio Sergio (9 anni in ordinario e 14 anni in abbreviato su una richiesta di 19 anni più 14 anni). Pierino Vetere è stato condannato a 9 anni in ordinario e 14 in abbreviato (la richiesta era di 9 anni e 6 mesi più 12 anni), Mario Vulcano a 12 anni e sei mesi in ordinario e 14 in abbreviato (la richiesta era 12 anni più 12 anni) e Vincenzo Mancuso a 11 anni in ordinario e 14 anni in abbreviato (la richiesta era di 18 anni e 6 mesi più 12 anni).
Condanna a 19 anni per Antonio Crivaro (la richiesta era di 18 anni), a 19 anni per Alfredo Amato (la richiesta era di 19 anni e 6 mesi), a 19 anni e un mese per Francesco Amato (la richiesta era di 19 anni e 10 mesi), Carmine Arena è stato condannato a 12 anni e 6 mesi (per lui erano stati chiesti 12 anni); Carmine Belfiore è stato condannato a 21 anni e 8 mesi (la richiesta era di 23 anni), 19 anni e 6 mesi per Francesco Lomonaco (la richiesta era di 19 anni e 10 mesi), 19 anni e sei mesi per Gabriele Valerioti (la richiesta era di 19 anni).
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Per i fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli (classe 62), imprenditori «a disposizione della consorteria», era stata chiesta la condanna rispettivamente a 16 anni e 6 mesi e 11 anni e 6 mesi, oltre a 14 anni ciascuno con l'abbreviato. Le condanne sono state a 13 anni e 10 mesi in ordinario per Giuseppe Vertinelli e 16 in abbreviato, a 13 anni e 9 mesi in ordinario per Palmo Vertinelli e 16 in abbreviato.
Per Michele Bolognino 20 anni e 7 mesi in ordinario e 17 anni e 4 mesi in abbreviato, mentre per Sergio Bolognino 5 anni e 3 mesi in ordinario e 14 anni in abbreviato. Condanna per Luigi Silipo a 9 anni in ordinario e 12 anni e 8 mesi in abbreviato (la richiesta era di 12 anni e 12 anni).
Si è sempre dichiarato innocente ma, alla fine è stato condannato anche se più lievemente di quanto chiesto dall'accusa l'imprenditore modenese Augusto Bianchini, che nella sentenza di primo grado è stato condannato a nove anni e 10 mesi di carcere, a fronte dei 15 anni richiesti inizialmente. Fortemente ridimensionata la pena per la moglie dell'imprenditore, Bruna Braga, condannata a quattro anni invece che 15. Assolti invece i figli della coppia Nicola, Alessandro e Alessandra, che venivano accusati di aver rilevato con nuove società le attività di famiglia, quando le aziende edili del padre erano state escluse dalla white list.
I TESTIMONI RETICENTI. La sentenza di primo grado è stata appena pronunciata e già c'è un "seguito". La corte presieduta da Francesco Maria Caruso, con un'ordinanza, ha infatti chiesto la copia dei verbali delle testimonianze rese in aula da oltre 40 testimoni. Si sarebbero ravvisate nelle dichiarazioni fatte «reticenza e falsità». Per il procuratore capo di bologna Giuseppe Amato, quello delle dichiarazioni non genuine però «non è un quadro che desta particolare sorpresa perchè ragioniamo di un contesto in cui la contestazione principale è rappresentata dal 416 bis, cioè da un reato che si caratterizza per l'intimidazione, per l'assoggettamento e per la omertà che ne deriva», Spiega. dunque «è il contesto del reato ma è anche il contesto che, quando ragioniamo in termini processuali, induce a dubitare della genuinità di certe dichiarazioni. di soggetti cioè che si trovano in quella condizione psicologica che qualifica il reato associativo».
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