Aemilia, in 15 vengono arrestati subito dopo la storica sentenza
Da Iaquinta ai Vertinelli fino a Luigi Muto: si sono aperte le porte del carcere per i condannati con le pene più alte
REGGIO EMILIA. Le manette sono tornate a scattate ieri pomeriggio, verso le 18, a Reggio Emilia, quando quindici condannati del processo Aemilia sono stati portati in carcere dopo la storica sentenza. I 120 condannati al primo grado del processo celebrato a Reggio avranno altri due gradi di giudizio per poter veder mitigate o annullare per intero le loro pesanti pene. Ma su 15 di questi, intanto, è caduta un’ulteriore tegola, forse la più pesante al momento.
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Come da richiesta dei pm della Dda Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, è stato disposto infatti l’arresto immediato perché considerati elementi a loro volta di spicco dell’associazione mafiosa finita al centro di Aemilia, emersi con maggior vigore col procedere del processo. Una misura cautelare che era rimasta in sospeso al termine della lettura della sentenza.
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Il presidente del collegio Francesco Caruso e i giudici a latere Cristina Beretti e Andrea Rat, hanno accolto la richiesta della Dda. I pm hanno dato incarico ai carabinieri di Piacenza e Modena di eseguire le misure, terminate in prima serata.
GLI ARRESTATI. I militari si sono recati a Reggiolo, a casa di Giuseppe Iaquinta, che dopo lo sfogo dentro e fuori l’aula – accanto al figlio Vincenzo – è stato portato in carcere. I carabinieri sono andati anche a Montecchio Emilia, dove ad attenderli – già messi sul chi va là dai legali – c’erano i fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli, considerati uno dei motori economici a più alti giri del sistema criminale cutrese gestito dall’alto dal boss Nicolino Grande Aracri.
Altro arresto è stato effettuato a Cadelbosco Sopra, a casa di Eugenio Sergio, anche lui rientrato come gli altri nel perimetro dell’accusa principale, quella di associazione a delinquere di stampo mafioso. Stessa sorte per Alfredo e Francesco Amato, volti noti al processo, imputati a piede libero, il primo presente ieri all’udienza mentre il secondo, come accaduto di raro, era rimasto lontano dall’aula bunker.
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Arrestato anche Carmine Belfiore, condannato a 21 anni e 8 mesi, anche lui catapultato tra i membri dell’associazione ’ndranghetistica, residente a Sesso, dove si sono recati i militari. Arresto anche per Antonio Muto (classe 1971 di Gualtieri) e per Luigi Muto, così come per Antonio Crivaro, condannato a 19 anni, uno in più della richiesta dei pm. La misura in carcere è stata poi applicata anche a Graziano Schirone (Montecchio), Maurizio Cavedo (Castelvetro), Carmine Arena (Cadelbosco Sopra) e Francesco Lomonaco (Reggio Emilia) e Moncef Baachaoui.
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Caso diverso per Alfonso Paolini, che è agli arresti domiciliari per le conseguenze di un serio problema cardiaco. Una scarcerazione che tempo fa non è stata presa dalla Corte (la perizia richiesta aveva ritenuto le sue condizioni di salute compatibili con il carcere) ma dal Riesame di Bologna, dove la difesa aveva impugnato la decisione del collegio giudicante di Aemilia.
T.S./E.L.T..
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