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Dalla maratona per l’aula bunker a quella in udienza con gli studenti

Il maxi processo ha cambiato la fisionomia della giustizia Decine i fatti accaduti nei due anni e mezzo di processo  

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REGGIO EMILIA

Dalla maratona per allestire l’aula bunker, ai colpi di scena dentro e fuori dal tribunale, ai retroscena svelati da testimoni. Sono solo alcuni degli innumerevoli ingredienti che hanno reso sempre più frenetica la vita di Reggio Emilia. Dopo la botta degli arresti del 28 gennaio 2015, si è cominciato a parlare della sede del dibattimento del primo grado. Da lì la necessità di costruire un’aula-bunker, che venne allestita in soli 25 giorni. Una vera e propria maratona, contro il tempo e contro le polemiche, per un costo di 580mila euro (in larga parte finanziati dalla Regione e dal Comune di Reggio Emilia, ma non sono mancati i contributi privati).

Dentro a quell’aula è stata ricostruita la storia criminale degli imputati, senza scordare il giro vorticoso di frodi, false fatture ed evasioni fiscali che hanno alimentato la cassaforte del clan. Dentro l’aula il via vai degli studenti, oltre tremila, giunti lì dentro a ondate per ascoltare la verità processuale spiegata anche da decine di testimoni: dai delitti, alle cene offerte, ai summit di mafia, fino alle storie legate al calcio sia locale che nazionale.

Fuori da quell’aula, invece, decine di avvenimenti: dalle confische milionarie di beni in tutta la provincia, all’inquietante agguato al pentito Paolo Signifredi (legato anche a Aemilia), fino alle manifestazioni di sostegno al processo e quelle contro, come il tazebao creato da uno degli imputati a piede libero. Fino alla conclusione: il conclave in questura dei giudici per decidere la sentenza emessa ieri. —

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