Falsa testimonianza, ora rischiano in 40 Pressioni su chi doveva deporre
Non sono poche le deposizioni che non hanno convinto i giudici da qui il trasferimento degli atti alla Procura per valutare il reato di falsa testimonianza in aula
REGGIO EMILIA
Sono una quarantina le persone che hanno testimoniato nel maxiprocesso Aemilia, ma che con le loro deposizioni non hanno per niente convinto il collegio giudicante. E in un’ordinanza – allegata alla sentenza – è ben specificato come gli atti siano stati trasferiti in Procura e il rischio che ora corre questa quarantina è l’accusa di falsa testimonianza. Si ipotizzano reticenze o falsità. Del resto la paura ha fatto irruzione spesso nel maxiprocesso. E si è toccato con mano come sedersi sulla sedia dei testimoni pesi come un macigno. Operai, imprenditori, professionisti: in tanti riuniti da deposizioni sofferte. E spuntano, dopo iniziali reticenze in aula, i racconti di intimidazioni, minacce di morte, traumi, paure per sé e per la famiglia. Cambiali firmate perché sotto pressione, soldi scuciti a ripetizione, beni sottratti a forza. Un esempio, per tutti, è il reggiano Matteo Lusetti: temendo conseguenze come testimone, è fuggito all’estero... E se la ’ndrangheta, qui in Emilia, non spara, a quanto pare ha metodi piuttosto efficaci per cucire le bocche... Emblematico il caso di un operaio. «Fatti i fatti tuoi. Guarda bene a quello che dici al processo. E ora ho paura: la prima volta uno ti avvisa, la seconda non ti avvisa più... Temo per la mia famiglia». Ha detto questo nell’aula-bunker, spaventatissimo, un ex operaio della Bianchini, messo a lavorare – secondo la Dda – nei cantieri della ditta di San Felice dal clan che faceva riferimento a Michele Bolognino. Era stato riaccompagnato al processo dai carabinieri, dopo che nell’udienza precedente si era rifiutato di proseguire la testimonianza. È l’unico ex dipendente dei Bianchini ad avere trovato il coraggio di costituirsi parte civile. Accadeva tanto tempo fa. Ma nel frattempo sono arrivati quei... consigli. Così prima aveva fatto sapere di non essere più interessato. Poi, prelevato sul nuovo posto di lavoro dai carabinieri, aveva inizialmente confermato la testimonianza, quindi, pressato dalle domande – legittime – dei difensori di Bianchini, si era rifiutato di proseguire...
T.S.
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