Il presidio della Cgil in tribunale «Ma i reggiani sono stati assenti»
Mirto Bassoli: «Insufficiente il coinvolgimento dei cittadini» Matteo Alberini, segretario Spi: «Non è stata fatta ancora luce sulla cosiddetta area grigia»
REGGIO EMILIA
«Una presenza molto ampia delle parti civili, mentre la partecipazione dei cittadini comuni, oggi (ieri, ndr) come nelle precedenti 195 udienze, è stata carente. La Cgil ha fortemente voluto che il maxiprocesso si svolgesse a Reggio, proprio per dare la possibilità a chiunque di rendersi conto dell’accaduto, ma il coinvolgimento è stato insufficiente».
Così Mirto Bassoli, responsabile legalità della segreteria regionale Cgil, ha sottolineato quella che è stata una costante delle udienze: l’assenza dei reggiani.
Il giorno conclusivo, quello della sentenza di primo grado, non ha fatto eccezione: pochissimi i cittadini, sia all’esterno sia all’interno dell’aula bunker.
Di fronte a Palazzo di Giustizia si sono viste solo bandiere rosse e quelle arcobaleno di Libera. Il presidio, formatosi di buon mattino, è stato organizzato in modo congiunto da Cgil, Auser, Anpi e da Libera. Una settantina i partecipanti al sit-in rimasti in attesa per ore al freddo; un gruppetto che si è via via assottigliato, man mano che qualcuno entrava alla spicciolata all’interno dell’aula bunker.
«Sono due anni e mezzo che questa situazione si ripete – ha concordato Matteo Alberini, segretario provinciale Spi-Cgil Reggio –. A parte il sindacato e le associazioni, che hanno investito tempo ed energia, si è spesso vista un’aula semivuota. Non è ancora stato individuato il modo di coinvolgere la cittadinanza in questa storica sentenza». Senza contare, ha aggiunto Alberini, che resta da affrontare un altro aspetto: «La Cgil ha spesso ripetuto che nell’inchiesta Aemilia non viene fatta sufficiente luce sulla cosiddetta area grigia, vale a dire quella parte dell’economia reggiana che ha utilizzato i mafiosi come “fornitori di servizi”. Questo è un tema che Reggio dovrà affrontare seriamente nel prossimo futuro, a prescindere dalle condanne».
È stato merito soprattutto di Libera se, anche ieri, si è seduto sui banchi per una lezione inusuale un gruppo di studenti: in totale sono stati circa 300 gli alunni portati ad assistere in prima persona al dibattimento giudiziario.
«Il processo Aemilia è il più importante processo di mafia al Nord, ma se ne parla sempre troppo poco», ha commentato Manuel Masini di Libera Reggio Emilia.
Più articolata l’analisi di Daniele Borghi, di Libera Emilia-Romagna: «Se nel rito ordinario (a parte una ventina tra assoluzioni e prescrizioni) è stato confermato il quadro della Dda, nel rito abbreviato le pene coincidono esattamente con le proposte dell’accusa. Questi signori avevano costituito una cosca della ’ndrangheta sul nostro territorio operando indisturbati per decenni. Si consideri che la cosca cutrese è solo una delle cinquanta criminalità organizzate che operano nella nostra regione. Se ci fossero a disposizione risorse umane ed economiche superiori a quelle attuali si dovrebbero svolgere altri maxiprocessi come questo». —
AMBRA PRATI
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