«Nessuno può più negare la presenza delle mafie»
Enza Rando, vicepresidente di Libera: «È una realtà criminale ben radicata» Bonaccini: «L’Emilia sa respingere le infiltrazioni». Il M5s: «Scritta la storia»
REGGIO EMILIA
«Una cosa deve essere chiara: nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Se le mafie ritengono di aver bisogno dell’Emilia-Romagna e del suo tessuto economico, l’Emilia-Romagna deve respingerle fermamente in nome dei suoi valori, del civismo e della coesione sociale». Così il governatore Stefano Bonaccini, commenta la sentenza di primo grado di Aemilia. Dalla Regione è intervenuto anche l’assessore alla Legalità, Massimo Mezzetti: «Se in passato ci sono state sottovalutazioni o superficialità di analisi rispetto alla penetrazione delle mafie nel nostro territorio, adesso in Emilia-Romagna nessuno si volta più dall’altra parte, negandone il pericolo. Chi lo dovesse fare si renderebbe complice di una realtà che non è più negabile».
LIBERA
«La sentenza di primo grado del processo Aemilia conferma che la ’ndrangheta emiliana è una realtà criminale che ha agito in modo autonomo e si è radicata profondamente in regione. Ora nessuno può più dire “non sapevo” e chi continua a sottovalutare la presenza criminale o addirittura a negarla diventerebbe complice della presenza e del radicamento della organizzazione criminale nel territorio emiliano». Lo dice Enza Rando, vicepresidente di Libera e responsabile dell’ufficio legale dell’associazione.
LEGACOOP
«Il numero e l’entità delle condanne confermano la fondatezza dell’impianto accusatorio e sottolineano quanto la criminalità organizzata si sia radicata e diffusa nel nostro territorio e, più in generale, nelle ricche regioni del nord Italia». A dirlo è il presidente di Legacoop Emilia-Romagna, Giovanni Monti. Al tempo stesso, prosegue, «è di conforto rilevare che gli anticorpi della società civile e delle istituzioni hanno funzionato non lasciandosi contaminare se non per posizioni marginali».
Gli fa eco anche Andrea Volta, presidente di Legacoop Emilia Ovest: «Ci siamo espressi fin dall’inizio con forza e convinzione affinché questo processo si tenesse a Reggio, fulcro delle indagini, non per una questione meramente giuridica ma anche simbolica – afferma Volta –. Non vogliamo chiudere gli occhi di fronte a questi fenomeni, anzi, abbiamo sempre cercato di informarci, informare e promuovere la cultura della legalità».
IL M5S
«Con il pronunciamento della sentenza di primo grado si è fatta la storia. Grazie a questa sentenza la ‘ndrangheta prende atto che non è padrona del nostro territorio». Lo dichiarano la vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni, i parlamentari M5s Davide Zanichelli, Maria Laura Mantovani e i consiglieri comunali, Alessandra Guatteri e Gianni Bertucci.
SINDACATI
La sentenza «fa giustizia delle gravissime condotte attribuite alla consorteria 'ndranghetista emiliana che ha prodotto gravissimi danni al tessuto economico, sociale e del lavoro» in Emilia-Romagna. È la soddisfazione dei segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil Luigi Giove, Giorgio Graziani e Giuliano Zignani.
CAMERA DI COMMERCIO
«È una sentenza che chiude un lungo percorso che in quasi 200 udienze ha ripetuto un messaggio molto forte dentro e fuori dal nostro territorio: Reggio è terra di legalità e ogni devianza che colpisca le sue comunità e la sua economia trova nelle istituzioni un contrasto solido ed efficiente, attorno al quale è importante che aumenti la vicinanza e la collaborazione di tutti». Così il presidente della Camera di Commercio, Stefano Landi. —
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