Per Mirco Salsi 4 anni e mezzo «Impugneremo la sentenza»
REGGIO EMILIAHa rimediato 20 anni in ordinario e 17 in abbreviato (totale 37 anni, a fronte di una richiesta dell’accusa di 48 anni) Michele Bolognino, l’unico tra coloro che sono considerati i “capi”...
REGGIO EMILIA
Ha rimediato 20 anni in ordinario e 17 in abbreviato (totale 37 anni, a fronte di una richiesta dell’accusa di 48 anni) Michele Bolognino, l’unico tra coloro che sono considerati i “capi” dell’organizzazione (è residente a Montecchio e gravitava su Parma e la Romagna) giudicato a Reggio Emilia.
«Abbiamo preferito il dibattimento e ci abbiamo creduto molto, anche se all’apparenza in questo frangente la scelta pare non aver pagato – commenta l’avvocato difensore Carmen Pisanello – e occorre sottolineare che solo quando i due riti (ordinario e abbreviato) arriveranno alla sentenza definitiva del terzo grado potranno essere messi in continuazione i reati fine e l’associazione a delinquere di stampo mafioso, che a quel punto saranno cumulabili e scontabili”. Bolognino, collegato in videoconferenza, ha ascoltato la lettura del dispositivo in piedi, con una certa apprensione. «Me lo aspettavo, sebbene per certi reati (ad esempio sul capo 90, estorsione ai lavoratori) pensavo di aver dimostrato l’innocenza del mio assistito – conclude Pisanello – continueremo a lottare in Appello ».
Tra i “graziati” l’imprenditore reggiano Mirco Salsi, condannato in ordinario (in abbreviato non figurava) a 4 anni e 6 mesi a fronte di una richiesta dell’accusa di 12 anni. Salsi – che ha sempre negato gli addebiti, proclamandosi anzi vittima – è finito nei guai per tentata estorsione per aver consegnato a una donna di Brescia, per un presunto appalto nelle mense delle carceri, un milione di euro; quando la donna, in realtà una truffatrice, era sparita, secondo l’accusa Salsi si sarebbe rivolto a Marco Gibertini e Antonio Silipo per un “recupero crediti” di stampo mafioso, per di più non andato in porto. «È andata bene rispetto alle richieste, ma noi non siamo soddisfatti perché vogliamo l’assoluzione – dice il difensore Noris Bucchi – a mio avviso ci sono tutti i presupposti affinché il mio assistito venga assolto dal reato contestato, mancando la prova della commissione del fatto e la prova dell’aggravante. Impugneremo la sentenza».
AM.P.
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