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Il plauso di Orlando e del sottosegretario verso la magistratura

reggio emiliaUsano parole differenti ma, entrambi, esprimono il plauso alla magistratura l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando e l’attuale sottosegretario di quel ministero, Vittorio Ferraresi....

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Usano parole differenti ma, entrambi, esprimono il plauso alla magistratura l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando e l’attuale sottosegretario di quel ministero, Vittorio Ferraresi.

«La mafia al nord esiste – scrive Ferraresi, che via Facebook commenta così la sentenza di primo grado al processo Aemilia – ma da oggi lo Stato è più forte ed è nostro compito continuare a combattere una lotta senza quartiere per non lasciare mai più spazio alle cosche. Lo Stato oggi ha raggiunto un importante traguardo dopo anni in cui l’indifferenza e la superficialità, o peggio la connivenza della politica, hanno permesso alla ’ndrangheta di radicarsi in Emilia-Romagna».

A parlare, ieri, è poi stato anche Orlando, ministro di Grazia e Giustizia quando, tre anni fa, si diede il via ad Aemilia. «Le 125 condanne – esordisce – dimostrano la solidità dell’impianto accusatorio elaborato dalla procura sulla base di evidenze che, purtroppo, nel corso degli anni, sono diventate sempre più tangibili». Il parlamentare del Pd, eletto lo scorso 4 marzo nel collegio plurinominale di Parma, Piacenza e Reggio, prosegue poi spiegando che «il più grande processo contro la ’ndrangheta è stato celebrato in Emilia e questo è il dato “storico” sul quale occorre riflettere molto seriamente. Esprimo il mio sincero ringraziamento alla magistratura inquirente e giudicante per il rigore e la professionalità con cui ha condotto questo imponente lavoro».

Il processo Aemilia, continua l’ex ministro, «ci consegna una accresciuta consapevolezza sul fatto che il radicamento mafioso al nord è ormai un problema ineludibile: la costituzione della regione, della provincia e dei comuni reggiani come parte civile nel processo è indice della volontà delle istituzioni emiliane di reagire con la necessaria intransigenza. Come ha ricordato il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, queste condanne rappresentano un primo traguardo, ma la lotta per la piena legalità deve proseguire: nessuna sottovalutazione può essere tollerata».

Spiace però, conclude Orlando, «constatare come oggi la questione della legalità sia ridotta alla sola dimensione del contrasto alla microcriminalità e all’immigrazione clandestina, mentre la lotta alla mafia rischia di scomparire dal dibattito pubblico del paese». —

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