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Albinea, dopo cento anni ritrovate le tombe dei 4 fratelli morti nella Grande Guerra

Roberto Giampietri
Albinea, dopo cento anni ritrovate le tombe dei 4 fratelli morti nella Grande Guerra

I sepolcri di Anastasio, Ettore, Francesco e Umberto Giampietri erano ignoti ma dopo decenni l’incessante ricerca della famiglia si è finalmente conclusa

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ALBINEA. «Li abbiamo ritrovati tutti. E occorre dire un grazie sincero a due ricercatori locali per l’aiuto fondamentale. A distanza di cento anni siamo riusciti, diciamo così, a riunire la famiglia». Ettore Giampietri, 70 anni, sintetizza in una frase mesi, per non dire anni, di ricerche. Una famiglia, quella dei Giampietri, originaria di Albinea, drammaticamente colpita dalla Prima Guerra mondiale. Quattro fratelli morti tra il 1915 e il 1918: Anastasio, Ettore, Francesco e Umberto.

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Il quinto, Artemio, si salvò, così raccontava egli stesso, grazie al volere di un comandante che, vedendo i quattro lutti cuciti sulla giubba da soldato, lo tolse dalla prima linea: «La tua famiglia ha già pagato un prezzo troppo alto in questo conflitto».

Ora, a distanza di un secolo, Ettore Giampietri (padre di chi scrive, ndr), che del nonno caduto nel corso del conflitto porta identico nome, è riuscito a ritrovare tutti i luoghi in cui riposano le spoglie dei quattro fratelli.

«Di Umberto – racconta – caduto nell’ottobre del 1915, avevamo già informazioni. Sapevamo fosse sepolto al sacrario militare di Vicenza. Ma per gli altri le ricerche sono proseguite per un lungo periodo. E occorre dire grazie a due ricercatori locali, Corrado Ferrari e Adriano Riatti, che ci hanno dato un grande aiuto nell’effettuarle».

Il soldato Francesco Giampietri, nato nel 1892 e morto di fame in prigionia in Austria nel febbraio del ’18, riposa a Graz. Al cimitero militare italiano della località austriaca. «Mia moglie Liliana e io siamo andati a far visita al suo sepolcro – spiega Ettore Giampietri – nella primavera del 2017. Tra una distesa infinita di croci in marmo, abbiamo notato la sua. È stato davvero commovente. Pensandoci, quella era la prima visita che Francesco riceveva. Abbiamo deposto un fiore, il primo a quasi cento anni dalla sua scomparsa».

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Dei quattro fratelli caduti tra il 1915 e il 1918, tutti originari di Fondo Oca, località albinetana che si trova sulla strada che congiunge le frazioni di Botteghe e Capriolo, del luogo di sepoltura di Ettore e Anastasio non si aveva invece mai avuto notizia. «Mio nonno Ettore, caduto nel 1915, è stato cercato diverse volte da mio papà Alfredo. Ma invano. Stesso discorso per Anastasio, morto nel 1916. Di loro non sapevamo davvero nulla».

Ora, «grazie all’aiuto dei ricercatori e dei moderni strumenti tecnologici, – prosegue Ettore – siamo riusciti a ritrovarli. A più di un secolo dalla loro scomparsa. Erano stati registrati con nome errato».

La targhetta identificativa, il bussolotto che conteneva il foglio di carta con i dati personali, era stata rovinata dalla vita in trincea. Sulle rispettive sepolture, entrambe al sacrario di Udine, compaiono oggi i nomi di Ettore Giambicchi e Antonio Giampietri. «Incrociando i dati, però, tutto coincide: data e luogo di morte e reggimento di appartenenza.

Nel corso di quest’estate siamo andati a far loro visita. In casa, della vicenda, se ne è sempre parlato poco e malvolentieri. Era stato tanto il dolore da sopportare che, forse, quasi si preferiva evitare l’argomento per non riportare alla mente momenti tanto drammatici. Anche se mio padre Alfredo si era attivato per cercare il proprio papà e i fratelli di cui nulla si sapeva. A lui avevo promesso che li avremmo ritrovati. A cento anni esatti ce l’abbiamo fatta».

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