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Allarme abbandono scolastico, Reggio Emilia maglia nera in Emilia Romagna

Luciano Salsi
Allarme abbandono scolastico, Reggio Emilia maglia nera in Emilia Romagna

Il fenomeno interessa il 13,4% dei giovani fra 18 e 24 anni La ricetta pedagogica? Praticare la didattica dell’accoglienza 

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REGGIO EMILIA. L’esperienza della vita, confermata dalle rilevazioni sociologiche, insegna da tanto tempo che senza una formazione adeguata si rischiano la disoccupazione e l’emarginazione sociale. Perciò è fonte di preoccupazione l’alto tasso di abbandono scolastico che si registra nella nostra provincia: il 13,4% delle persone di età compresa fra 18 e 24 anni.

Il fenomeno, particolarmente grave nelle regioni del Sud, è stato studiato da Svimez, l'associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno, contando i giovani che non hanno adempiuto all’obbligo scolastico esteso fino a 16 anni, cioè non hanno neppure conseguito, dopo la licenza media, una qualifica professionale regionale di primo livello di durata biennale. I dati presi in considerazione sono quelli dell'Istat aggiornati al 2017.

L'Emilia-Romagna mostra un tasso d'abbandono del 9,9%, assai inferiore alla media nazionale del 14% e superiore soltanto a quelli dell'Abruzzo (7,4%) e dell'Umbria (9,3%). La nostra provincia, però, indossa la maglia nera in ambito regionale. La situazione migliore si riscontra in quel di Ravenna, dove i giovani privi di qualifica o diploma sono soltanto il 5,8%.

Seguono le province di Forlì-Cesena (6,4%), Piacenza (7,8%), Bologna (7,9%), Parma (8,3%), Ferrara (8,9%), Rimini (11,9%) e Modena, che s’avvicina a Reggio con il suo 13%. Peraltro proprio Reggio è al primo posto nella regione e al secondo in Italia per il basso livello della disoccupazione e ciò sembra smentire una stretta correlazione fra l'abbandono scolastico e il mancato inserimento nel mondo del lavoro. Ciò non toglie che i dirigenti scolastici, e gli enti locali, siano consapevoli del problema e si adoperino per la sua risoluzione alla luce della legge 107 del 2015, la “Buona scuola”.

I pedagogisti indicano una strategia imperniata sulla motivazione allo studio e sulla buona relazione fra docenti e alunni, che preveda la partecipazione attiva dei ragazzi in attività rispondenti ai loro interessi, la corresponsabilità educativa e l'adattamento agli stili d'apprendimento dei discenti. Si dà molta importanza, inoltre, alla prevenzione del bullismo tramite attività legate all’alfabetizzazione affettiva e alla cittadinanza attiva, l’utilizzo di nuove tecnologie, il tutoraggio svolto da soggetti a rischio bullismo, i giochi di ruolo e le storie di vita.

Si vuole favorire, in sostanza, una scuola che pratichi la “didattica dell’accoglienza” volta a stabilire una relazione educativa efficace con la stipula del “contratto formativo”, cioè una vera e propria alleanza pedagogica tra scuola, studenti e famiglie.

L’Italia, secondo le rilevazioni effettuate l'anno scorso, accusa una quota di abbandoni scolastici pari al 14%, la più alta in Europa dopo Malta (18,6%) Spagna (18,3%) e Romania (18,1%).

Siamo ancora lontani dall'obiettivo del 10% indicato dall’Unione europea malgrado i sensibili progressi compiuti dal 2008, quando i giovani in possesso della sola licenza media erano il 20%. Il traguardo, invece, è stato superato dalla Francia, che registra l'8,9% di abbandoni, e pressoché raggiunto da Germania (10,1%), Regno Unito (10,6%) e Unione europea nel suo complesso.

Per ridurre dispersione e abbandono scolastico il governo italiano è intervenuto nel 2013 con un decreto poi convertito in legge. Il provvedimento provava ad allargare l’offerta di attività didattiche. A partire dagli alunni delle primarie l’obiettivo era tenere aperte le scuole oltre l’orario, ma anche promuovere attività sportive. —




 

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