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Due anni fa su il sipario del Lime Theater: «Fatto chiudere per eccesso di successo»

Roberto A. Meglioli
Due anni fa su il sipario del Lime Theater: «Fatto chiudere per eccesso di successo»

Il patron Roberto Meglioli rivendica il progetto allestito alle Fiere di Reggio Emilia e durato 40 giorni, scalzato poi dall’arrivo della Bussola: «Ammazzare quel progetto è stato un crimine culturale ed economico deliberatamente eseguito, complici i soliti noti»

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REGGIO EMILIA. Oggi, 5 novembre, è un giorno di festa.

Sono state queste le prime parole pronunciate fuori scena la sera del 5 novembre 2016, inaugurazione del Lime Theater. Dopo avere ringraziato i migliori allestitori, falegnami, elettricisti, progettisti, compagni di ventura e soprattutto le oltre duemila persone che comprarono un biglietto per recarsi in un luogo di cui era ignota ogni caratteristica positiva sino ad allora, toccò all’Orchestra e Coro della Armata Rossa (diretti dal Generale Eliseev) intonare Fratelli d’Italia. A sorpresa. Furono quelle le prime note che riempirono il capannone D facendolo diventare il Lime Theater. Tutto il pubblico in platea e in tribuna spontaneamente si alzò in piedi.

E noi Mediali col groppo e i lucciconi. Autorità cittadine rigorosamente assenti (quella sera preferirono altre platee) con la sola eccezione del presidente della Camera di Commercio.

L'IDEA

Frutto di lunghe e solitarie meditazioni – spazi adeguati non ve ne sono e comunque a noi non li danno – poi di ricerche di mercato, di verifica di rischi e potenzialità, con dubbi enormi sull’efficienza del capannone in termini di estetica, accoglienza, comfort e capacità acustiche, quella sera di pioggia il Limone partì. Produsse una eco che non si placa (cit). Non solo il posto risultò accogliente e “musicale” ma venne gradito e benvenuto dal pubblico. Pure soldout. Qualità percepita altissima senza essere esclusivo, elegante eppure informale, non esigeva il tacco o giacca e cravatta.

Palcoscenico e acustica da fare invidia a tutti gli spazi in regione e possibilità di assistere a cose mai viste e che non si sarebbero mai potute vedere a Reggio con quel livello di esperienza.

Tanto pensiero dietro e tanto tanto lavoro, soprattutto dei migliori professionisti della città, volutamente giovani.

IL PROGETTO

Nulla venne lasciato al caso: dati, tendenze, ricerche di mercato, progetto, coinvolgimento, arredo, audio, visibilità, experience, accesso, sala d’attesa, bar, foyer, grafica, lettering, colori, il claim “Art & Music Hub”... Solo una cosa sopravvalutammo: la fiducia. Perché ci trovammo di fronte a malfidenti, incompetenti, avidi, invidiosi e omertosi. Quelli che poi, sinergicamente, uccisero il Lime Theater e tutto il progetto collegato. Un tessuto socio-istituzionale che non riconoscevo nei valori e nelle caratteristiche di Reggio Emilia.

L'ENTUSIASMO E LA FINE

Lime Theater creò entusiasmo ovunque, argomento di conversazione al lavoro, sui social, al bar, e tra chi pensava di volercisi esibire. Un bel fermento. Tanto che appunto quel luogo da dimenticato e in preda a notturne incursioni, divenne d’interesse per molti, fino a suggerire addirittura la costituzione di nuove società di scopo. Felici, a noi bastava la certezza di potere continuare a fare il nostro lavoro. Generò anche molte altre opportunità: di posti di lavoro, di formazione per nuove professioni, di socialità diffusa, di formazione civica, di sicurezza, di svago.

Il Limone entrò nella conversazione quotidiana con piacere e interesse, si assistette a un vero dibattito culturale, senza preoccupazione. Perché la cultura si gode, non si subisce. Se ne è parte non esclusi. Unisce anziché dividere.

La soluzione è stata quella di ammazzare il Lime Theater. Un crimine culturale ed economico deliberatamente eseguito dopo avere goffamente tentato di fare suo il progetto, di infamarci in ogni modo, di affermare cose false spesso in conclamato conflitto d’interesse. Complici i soliti noti, quelli con un livello di incompetenza secondo solo a quello che ho io in mappatura dello scoiattolo andino nano. I teatri sono templi laici dove si rappresenta e si mette in scena la verosimiglianza, spesso è più vera del quotidiano, non basta avere oro e perle da buttare se non si ha cultura e conoscenza. Quelli avevano ruschi e buschi.

Noi volevamo che il Lime Theater diventasse una destinazione, un luogo in cui si va per scelta, per piacere, per sentire odore di vernice fresca, non di muffa. Un luogo pieno di luce e suoni, non buio, sordo, abbandonato e inutilmente costoso per la comunità.

GLI EVENTI

Il Lime Theater è stato un luogo aperto a tutti, per niente esclusivo. Nel periodo in cui restò allestito (40 giorni circa) ha ospitato una manifestazione della Cgil, la grande cena solidale del Grade, una festa di studenti e persino il Capodanno cinese, con ospite il console generale della Repubblica popolare di Cina in Italia. E su 5 spettacoli 3 registrarono il tutto esaurito. Giusto per dire.

LA POLEMICA

Un’organizzazione di improvvisatori, ovviamente associata in forma cooperativa che fa sempre figo qui, lo voleva per sé, a uff. Notoriamente spregiudicata, attivamente e storicamente collegata alla politica così da avere accesso a semiautomatiche forme di protezione, privilegio.

Questo è il motivo per cui tutti, amministrazione comunale inclusa, non degnarono di alcuna attenzione la voce delle migliaia di persone – intellettuali e operai, falegnami e primari, atleti e coders, djs e saldatori – che protestarono insieme a noi. La sola iniziativa d’imprenditoria culturale che si sia volutamente fatta chiudere per eccesso di successo.

Quello di oggi non è un lamento, è una constatazione. Noi siam qui, impoveriti in tutti i sensi, con gran parte dei debiti pagati e altri da pagare e senza che nessuno – incluso anche chi lo fa per mestiere, le banche e le fondazioni – abbia offerto il benché minimo supporto, col 60% dei dipendenti costretti a lasciare un lavoro di successo e che amavano. Siam qui stremati ma lancia in resta. Oggi è un giorno di festa. Forza. —


 

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