Reggio Emilia: addio a Ermes Donati, patron della mitica osteria Sottobroletto
Insieme alla moglie Adriana era l’anima del locale Sottobroletto che raccoglieva i reggiani degli anni ’70, vecchi e giovani. Ermes Donati, motore di quel locale fatto di grandi tavoli e di poche tovaglie, è morto solo pochi giorni fa a 83 anni dopo un’esistenza piena di avvenimenti e di tribolazioni.
REGGIO EMILIA. Sull’insegna Sottobroletto si leggeva “Osteria del Caffè Scuro” ma in realtà nessuno chiamava il locale con quel nome. Per tutti era “Ermes”. L’Osteria da Ermes era uno dei simboli della Reggio Emilia degli anni Settanta, quella composta da tante anime capaci di convivere e di dare sostanza a un mondo di antagonismi e di solidarietà. Ermes Donati, motore di quel locale fatto di grandi tavoli e di poche tovaglie, è morto solo pochi giorni fa a 83 anni dopo un’esistenza piena di avvenimenti e di tribolazioni.
Insieme alla moglie Adriana Delledonne, anche lei scomparsa quest’anno, Ermes Donati, padre di due bambini piccoli (Donatella e Graziano) è stato l’interprete di una esperienza economica sfociata nel sociale. Alla fine degli anni ’60 aprì il suo primo locale in via Toschi – vicino al Broletto –, una sorta di tavola calda con alcuni posti a sedere. Ogni giorno si servivano panini e dalla cucina usciva un primo, un piatto di pasta. I clienti erano i ragazzi, gli studenti, ma anche tanti fra i primi migranti, che arrivavano giovanissimi dal Meridione. Alcuni erano talmente piccoli (14-15 anni) che chiamavano “mamma” l’Adriana, la quale ricambiava l’affetto infarcendo di più il panino o versando un mestolo abbondante di pastasciutta.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.17426666:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.17426666:1649777107/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
L’attività di ristorazione ebbe un successo tale da richiedere molto presto spazi più ampi. L’occasione la si trovò a pochi metri di distanza, in un ampio locale Sottobroletto che al’inizio degli anni ’70 era occupato da una macelleria. Una di quelle macellerie di un tempo, con le insegne in ferro inchiodate alle pareti e una grande testa di bue a dominare la sala come fosse un trofeo.
E anche tutti gli anni ’70 videro Ermes Donati protagonista della vita del centro di Reggio. Ai grandi tavoli di legno si alternavano al mattino gli impiegati che facevano colazione, poi a mezzogiorno si cominciava con gli operai, si passava agli impiegati di banca un’ora più tardi, per terminare il servizio con tutto un mondo popolato di professionisti, politici e, più semplicemente, chiunque passasse di lì.
La sera si trasformava in festa, perché attorno ai tavoli si incontravano compagnie di amici, anziani, qualcuno che poi sarebbe stato rivisto nelle Brigate Rosse, qualcun altro che avrebbe fatto i conti con l’eroina. Era la Reggio Emilia di quegli anni, che si scopriva d’accordo con le penne all’arrabbiata, i salumi e i vini che Ermes Donati tirava fuori dalla cantina alla quale si accedeva da una botola al centro dell’osteria.
Poi nel 1979 la vendita del locale trasformato in pizzeria e l’acquisto del “Dollaro” in viale Montegrappa, che la figlia Donatella da decenni ha trasformato nel ristorante di classe “A Mangiare”. Ermes Donati tornò a Reggio dopo una lunga esperienza a Santo Domingo sempre come ristoratore e in città è rimasto fino all’ultimo. Di lui ci resta il ricordo di anni difficili ma pieni di emozioni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
