Reggio Emilia, chi sono i dipendenti delle Poste presi in ostaggio da Francesco Amato
Fra i dipendenti che per otto ore sono stati ostaggio del condannato di Aemilia, Francesco Amato, la direttrice della filiale delle Poste di Pieve, Emanuela Montanari e Marisa Borelli, di Cadelbosco ma a Reggio per un temporaneo distaccamento in sostituzione di un dipendente in ferie.
REGGIO EMILIA. La lunga trattativa tra le forze dell'ordine e Francesco Amato, condannato a 19 anni nel maxi processo Aemilia e barricato con le dipendenti dentro l'ufficio postale di Pieve Modonela, è durata otto ore: alle 16.44 il sequestratore si è arreso. I dipendenti che sono stati sequestrati dal condannato sono la direttice Emanuela Montanari, Marisa Borelli (di Cadelbosco ma a Reggio per un temporaneo distaccamento in sostituzione di un dipendente in ferie), Massimo Maini e Anna Maria Melito.
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Annalisa Caluzzi invece è stata fatta uscire prima dallo stesso Amato in tarda mattinata. La donna ha accusato un malore appena fuggita dalle Poste ed è svenuta, ma fortunatamente si è ripresa poco dopo ed è stata raggiunta dal figlio.
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Destinatario di un ordine di carcerazione il 55enne era irreperibile ma è comparso questa mattina nell'ufficio pubblico, minacciando di morte clienti e dipendenti con un coltello da cucina di 35 centimetri. Sul posto anche alcuni familiari di Amato, convinti che stia mettendo in atto un gesto dimostrativo contro una condanna a suo dire ingiusta.
A seguire sul posto l'evoluzione della vicenda anche Marco Mescolini, pm di Aemilia e nominato di recente nuovo Procuratore capo di Reggio. Anche la Deputata M5s Stefania Ascari, componente della Commissione antimafia, segue «con apprensione» il sequestro in corso alle Poste di Pieve.
«Mio zio non è una persona cattiva. Mi dispiace per le povere persone lì dentro. Lo sta facendo perché pensa di aver avuto una condanna ingiusta. Non è colpevole, lo ha fatto perché è innocente». Così la nipote di Francesco Amato, ha parlato, fuori dall'ufficio postale di Pieve Modolena del gesto del parente.
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«Lui non fa male a nessuno, vuole solo giustizia. Lui è invalido dalla mano destra: 19 anni di galera è chiaro che il sangue bolle. Non sapevamo nulla di quello che avrebbe fatto, ma non è cattivo», ha detto invece il cognato dell'imputato condannato per Aemilia.
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