Terrore a Pieve, parla Mescolini: «Amato pericoloso, abbiamo temuto il peggio per gli ostaggi»
Il procuratore capo di Reggio Emilia commenta il sequestro di persona messo in atto da Amato, condannato a 19 anni e un mese di Aemilia: «Fa parte del clan». E sull'applauso di scherno che i familiari di Amato hanno rivolto alle forze dell'ordine e alla magistratura nel momento della liberazione: «Vedremo se se ne occuperà la Procura»
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REGGIO EMILIA. «Valuteremo cosa sia stato decisivo per la resa e cosa no. Bisognerebbe capire che cosa stava cercando e che cos'ha avuto. Anche questo sarà elemento d'indagine». Così il procuratore capo di Reggio Emilia, Marco Mescolini, commenta il sequestro di persona messo in atto lunedì 5 novembre dal condannato a 19 anni e un mese di Aemilia: Francesco Amato.
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Il 55enne originario di Rosarno, ma residente da trent'anni nel reggiano, è considerato dagli inquirenti uno degli organizzatori del clan emiliano di 'ndrangheta.
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Lunedì 5 novembre, dopo aver tenuto per otto ore la direttrice e quattro dipendenti nell'ufficio postale di Pieve Modolena sotto la minaccia di un coltello, si è consegnato ai carabinieri rilasciando incolumi tutti gli ostaggi.
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«Abbiamo tenuto il peggio fin dall'inizio, non era facile prevedere cosa potesse succedere considerando il fatto che la vicenda si è rivelata coerente con la figura di Amato: si tratta di un appartenente al clan, comunque pericoloso», assicura Mescolini.
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Quindi il pm, che come sostituto della Dda coordinò le indagini di Aemilia, ringrazia i carabinieri e i Gis per la gestione dell'intervento e apre il campo a ulteriori accertamenti: «Non sappiamo cosa sia successo prima dell'evento alle Poste, faremo indagini».
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Infine si sofferma sull'applauso di scherno che i familiari di Amato hanno rivolto alle forze dell'ordine e alla magistratura nel momento della liberazione: «Sono scene che non appartengono alla normalità di quanto avviene a queste latitudini. Dovremo riflettere, poi vedremo se se ne occuperà la Procura».
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