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parla il negoziatore 

«Abbiamo fatto leva sui sentimenti religiosi»

«Ci sono stati dei momenti molto critici, soprattutto quando i livelli di stress sono diventati insostenibili per lui. Abbiamo fatto leva sui suoi sentimenti religiosi, facendolo riflettere sul fatto...

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«Ci sono stati dei momenti molto critici, soprattutto quando i livelli di stress sono diventati insostenibili per lui. Abbiamo fatto leva sui suoi sentimenti religiosi, facendolo riflettere sul fatto che con sé aveva persone che stavano pagando per colpe non loro. Quando ha ceduto, ha fatto uscire tutti, ha consegnato il coltello alla direttrice, che è stata l’ultima a uscire, e si è consegnato a noi». Così su Telereggio il maresciallo Antonello Sias racconta la difficile negoziazione con Francesco Amato per liberare gli ostaggi di Pieve.

In totale, sono stati settanta i carabinieri che hanno operato davanti all’ufficio postale di via Fratelli Cervi. Fra questi anche i Gis di Livorno, il Gruppo intervento speciale, al fianco di uomini della questura e della polizia municipale a contenere la zona rossa. Sul fatto che sia stata fatta leva sui sentimenti religiosi di Amato si era soffermato subito dopo la liberazione anche il generale Claudio Domizi, comandante legione carabinieri della Regione Emilia Romagna: «Abbiamo agito anche sui suoi asseriti sentimenti religiosi e quindi su questo abbiamo fatto leva per convincerlo. Lo abbiamo indotto a pensare anche alle famiglie degli ostaggi facendogli presente che con questa iniziativa non avrebbe risolto i suoi problemi».

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