Gazzetta di Reggio

Reggio

il sequestratore 

Amato è in isolamento Ora rischia altri 25 anni

AM.P.

Il capo di imputazione è sequestro di persona  a scopo di coazione Si valuta l’ipotesi dell’aggravante mafiosa

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REGGIO EMILIA

Ha tenuto in ostaggio cinque addetti delle Poste per otto ore, ritenendo di essere vittima di una condanna ingiusta. Ora però, oltre ai 19 anni presi in Aemilia, Francesco Amato rischia una pena fino a un massimo di 25 anni. Dopo essere stato ammanettato, ad Amato è stato notificato l’arresto in flagranza e, contestualmente, la notifica della custodia cautelare per la sentenza di primo grado di Aemilia, visto che era irreperibile dal 31 ottobre. Ora Amato è detenuto nel carcere di via Settembrini, in isolamento. È stato sottoposto a una visita medica, per uno stato di affaticamento: una diretta conseguenza della lunghissima giornata di lunedì. Per il resto il comportamento del detenuto, che conosce bene le regole dietro le sbarre, è stato definito tranquillo.

IL REATO

Il capo d’imputazione contestato è il 289 ter del Codice Penale: sequestro di persona a scopo di coazione. Non una rapina dunque, bensì un sequestro con altra finalità. L’articolo recita “chiunque sequestra una persona o la tiene in suo potere minacciando di ucciderla, ferirla o di continuare a tenerla sequestrata al fine di costringere un terzo a compiere un qualsiasi atto o ad astenersene, subordinando la liberazione della persona sequestrata a tale azione od omissione, è punito con la reclusione da 25 a 30 anni”, con un ventaglio di variazione notevole a seconda delle attenuanti e delle aggravanti del caso specifico. Per soggetto terzo si intende “uno Stato, una organizzazione internazionale, una persona fisica o giuridica o una collettività di persone”: ed è proprio questo il caso, visto che l’obiettivo di Amato era parlare con i magistrati. Sequestro di persona pluriaggravato, se si considera l’uso dell’arma e della minaccia.

L’INCOGNITA

L’incognita è se gli inquirenti addebiteranno ad Amato l’aggravante del metodo mafioso, poiché, presentandosi come condannato di Aemilia, il malvivente solitario si sarebbe avvalso della potenza intimidatoria della ‘ndrangheta; un’eventualità che aggraverebbe il quadro accusatorio e appesantirebbe la pena base prevista. Al momento procede la Procura di Reggio con il pm di turno, Iacopo Berardi, che sta valutando le aggravanti. Non si esclude che a breve, se il magistrato opterà per l’aggravante mafiosa, la competenza possa passare alla Dda di Bologna. Al momento il detenuto non è stato ascoltato perché l’udienza di convalida dell’arresto non è stata fissata: è probabile che Amato comparirà in tribunale domani o venerdì, assistito dall’avvocato d’ufficio Danilo Giovannelli. «Non ho ancora avuto i documenti, sono stato avvisato per telefono della mia nomina – afferma l’avvocato – Mi consulterò con il difensore di fiducia Franco Beretti». Vivendo della pensione di invalidità, Amato non ha nominato un legale e nel maxiprocesso Aemilia gli è stato negato il gratuito patrocinio. —

AM.P.

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