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lontano dai riflettori 

La lunga notte insonne degli ostaggi liberati dopo la grande paura

AMBRA PRATI
La lunga notte insonne degli ostaggi liberati dopo la grande paura

Il ritorno a casa per i cinque impiegati dell’ufficio postale di via Fratelli Cervi

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REGGIO EMILIA

«Non ho dormito stanotte, ero troppo agitata». Così Annalisa Caluzzi – la dipendente delle Poste di Pieve rilasciata in anticipo rispetto agli altri tre colleghi e alla direttrice perché si è sentita male – ha risposto ad una parente che ieri si è informata sul suo stato di salute. «Gli ostaggi sono molto scossi e sotto choc, nessuno poteva immaginare un’eventualità del genere», dichiara il segretario Uil Poste, Giuseppe Fabozzi, a nome degli addetti dell’ufficio postale vittime del sequestro, tenuti nella massima riservatezza.

“ANDIAMO A CASA”

«Quel giorno all’improvviso Annalisa ha avvertito una tachicardia: il cuore batteva forte e aveva dei capogiri, forse per la tensione accumulata; il sequestratore si è spaventato e l’ha fatta uscire subito». Preoccupata per la sorte dei colleghi, Caluzzi ha voluto rimanere sul posto, accanto al figlio e alla parente. «L’abbiamo portata a casa, aveva un viso così tirato – prosegue la parente – L’attesa è stata infinita anche per noi, un’ansia terribile». Caluzzi, che lavora a Pieve dal ’99, «conosce Amato, era un cliente abituale». Ieri la dipendente «non se l’è sentita di recarsi in caserma a deporre. Ci vuole tempo per elaborare l’accaduto. Ora deve solo riposare».

L’abbraccio con i parenti

«Quando ho avuto di fronte mia moglie, la prima cosa che ha detto è stata: andiamo a casa. Era esausta». Antonio Ragno è il marito di un’altra dipendente ostaggio, Anna Maria Melito. «Abbiamo avuto paura, io e i figli rimasti lì in strada, mentre le ore passavano. Grazie a Dio è finita per il meglio. Abbiamo avuto tanti amici vicini: questi sono i momenti in cui ti rendi conto delle persone che ti vogliono bene e ti stimano». Anna Maria, con una anzianità di 20 anni, lavora a Pieve da un decennio ed è stata coinvolta in due rapine. «Ho avuta molta paura, non sapevo come sarebbe andata a finire», dice Massimo Maini, l’unico addetto maschio, dopo la liberazione. Marisa Borelli è da poco passata dal recapito (nel centro operativo di via Piccard) allo sportello. «Tutto ok, sto bene», è stato il messaggio WhatsApp ad amici della direttrice Emanuela Montanari. «Montanari è una persona eccezionale, è stata mio direttore anni fa; nonostante la pressione ha dimostrato un grande self-control», l’ha elogiata il sindacalista Ciro Silimbri.

BANDITO GENTILUOMO

Su un aspetto le testimonianze degli ostaggi concordano: Francesco Amato si è comportato da bandito gentiluomo. Anna Maria Melito ha riferito che «è stato gentile, continuava a ripetere “state tranquilli, non vi capiterà nulla”, ha anche permesso di telefonare ai familiari. Si è agitato solo quando non ha potuto parlare con Salvini». Anche per Caluzzi Amato ha avuto «attenzioni e premure». —

AMBRA PRATI

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