Gazzetta di Reggio

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Nuova esplosione al Campovolo il Genio fa saltare 29 proiettili

Chiara Cabassa

Gli ordigni risalgono alla Seconda Guerra Mondiale così come le due bombe rinvenute alla fine d’agosto 

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REGGIO EMILIA

Non bombe ma proiettili, in ogni caso ordigni della Seconda Guerra Mondiale. A due mesi di distanza, il secondo Reggimento Genio Pontieri dell’Esercito italiano, con sede a Piacenza, è tornato al Campovolo. Sono le 11.55 di ieri quando gli uomini del Genio, dopo avere preparato la zona prescelta per la deflgrazione, fanno esplodere i proiettili ritrovati durante le operazioni di bonifica iniziate a febbraio in vista della costruzione dell’Arena Grandi Eventi da centomila spettatori.



Come spiega il Maggiore Pietro Pace del secondo Reggimento Genio Pontieri, che ieri mattina ha coordinato le operazioni, che si tratti di fare brillare proiettili piuttosto che bombe la procedura non cambia. A cambiare è solamente la grandezza della buca scavata, dove si sistema il fornello per l’esplosione, dal momento che diversa è la quantità di esplosivo contenuta in una bomba e in un proiettile. Nel dettaglio, ieri al Campovolo sono stati fatti brillare un proiettile d’artiglieria da 100 millimetri di fabbricazione italiana e 28 piccoli proiettili sempre italiani da 20 millimetri.



Ma quanto sono pericolosi bombe e proiettili inesplosi che da anni riposano silenziosi sottoterra?

A differenza di quanto suggerirebbe il senso comune, la loro pericolosità non diminuisce con il passare del tempo, anzi. Come ci spiega il Maggiore Pietro Pace, infatti, più passano gli anni più gli ordigni possono rivelarsi pericolosi. Perché se da un lato la potenza dell’esplosivo resta identica, nel tempo possono invece cambiare i meccanismi che regolano l’esplosione. D’altra parte il fatto che un ordigno sia rimasto inesploso – ci viene spiegato nel dettaglio – non dipende necessariamente dal mancato funzionamento del meccanismo di esplosione ma può anche essere dovuto a un impatto non perfetto. «È chiaro che quando interviene personale specializzato – conclude il Maggiore Pietro Pace – chiaramente il pericolo non esiste. Può invece capitare che la benna di una ruspa o di una gru urti inavvertitamente un ordigno e, in questo caso, il pericolo esiste».



Erano le 11.27 del 31 agosto scorso quando due bombe della Seconda Guerra Mondiale, ritrovate al Campovolo dagli uomini della ditta incaricata della bonifica (che avevano immediatamente segnalato agli enti competenti e alle forze dell’ordine la presenza delle bombe), sono state fatte esplodere dal Genio Pontieri dell’Esercito italiano.

In quel caso ad essere rinvenute erano state una bomba d’aereo italiana dal peso di 100 chilogrammi priva di spoletta e in sicurezza, e un piccolo spezzone di bomba da aereo da 20 libbre.

Per quanto riguarda l’ordigno prodotto in Italia, non era stato lanciato ma solo accantonato in tempo di guerra nella zona sud-est del Campovolo, vicino all’attuale Scuola di paracadutismo. Un intervento assolutamente di routine – come hanno spiegato a suo tempo i militari impegnati nell’operazione – data l’assenza di inneschi in entrambi i residuati bellici. E senza innesco, le bombe non sono altro che contenitori metallici con all’interno dell’esplosivo, che non può creare alcun problema . —



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