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Ricercati, su Facebook tracce di Moncef. La sorella Karima latitante da quasi 4 anni

Tiziano Soresina
Ricercati, su Facebook tracce di Moncef. La sorella Karima latitante da quasi 4 anni

I fratelli tunisini fuggiti: il 49enne da maggio si è dileguato e ha seguito il processo Aemilia sul profilo di Agende Rosse

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REGGIO EMILIA. Ne mancano ancora due – cioè i fratelli tunisini Moncef e Karima Baachaoui – dei quindici imputati che erano ancora a piede libero e condannati il 31 ottobre per associazione mafiosa, verso i quali il pm della Dda Beatrice Ronchi, durante la requisitoria finale, aveva chiesto, in caso di condanna in primo grado, la misura cautelare in carcere da eseguirsi immediatamente, in virtù della loro pericolosità sociale. Karima è svanita nel nulla dal 28 gennaio 2105, giorno degli arresti di Aemilia, cioè quando la maxi inchiesta si è svelata in tutta la sua portata. Del 49enne Moncef gli avvocati difensori Marco Pinotti e Daniela Granato non sanno più nulla dal maggio scorso.

IN AZIONE SUL WEB. L’unica sua “traccia” sarebbe che in questi mesi ha seguito il maxiprocesso attraverso il profilo Facebook curato – in diretta – da una volontaria delle Agende Rosse di Modena e Brescello. Fra l’altro nell’udienza del 18 settembre scorso i difensori di Moncef avevano contestato la richiesta del pm Ronchi di emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, in caso di condanna, per gli imputati a piede libero ma accusati di associazione mafiosa. Un provvedimento definito dai legali «generico e immotivato» per poi smentire le affermazioni del pentito Giuseppe Giglio nei confronti del loro assistito: «Travisamenti di fatti, Moncef è solo un grafico pubblicitario».

Solo il 5 ottobre dell’anno scorso è invece “ricomparso” in aula – attraverso le parole del pentito Antonio Valerio – il “fantasma” di Karima Baachaoui. Il collaboratore di giustizia aveva descritto la bella nordafricana come ben calata nell’ambiente ’ndranghetistico.

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L’AMANTE TUNISINA. «Legata sentimentalmente a Gaetano Blasco, ne era anche il factotum dal 2003 – entrava nel merito Valerio – e quando si facevano le riunioni nel capannone di Blasco lei c’era sempre, del resto gli gestiva tutto, aveva l’accesso ai conti, suggeriva cose al commercialista». Un’amante-braccio destro «a cui Blasco aveva intestato delle società – proseguiva Valerio – e lei non esitò a infilare nel baule della sua macchina le armi che avevamo impacchettato nel capannone, per poi portarle nel suo garage. Era solidale con noi, al corrente di cosa si faceva: false fatture, usura, estorsioni. Ci teneva molto – aveva concluso – che Blasco prendesse il grado (arriverà sino al “quartino”, ndr), lei era infatuata dei riti della ’ndrangheta, si informava su Google».

Alla 35enne viene infatto contestato dalla Dda di aver redatto materialmente «tutte le fatture per operazioni inesistenti, strumentali per la definizione delle triangolazioni finanziare fittizie o per giustificare movimentazioni di denaro». È accusata anche del reato di estorsione in concorso, nella riscossione di alcuni debiti vantati dal Blasco per alcuni lavori eseguiti.

Pesanti le condanne di primo grado per i due fratelli nordafricani: 21 anni e 4 mesi di carcere per Karima, 19 anni a Moncef. —
 

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