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L'EDITORIALE

Un’informazione senza argini in attesa che la ’ndrangheta vada in secca

Stefano Scansani
Un’informazione senza argini in attesa che la ’ndrangheta vada in secca

Alcuni commentatori su Fb si meravigliano dell’abbondanza di articoli. Ma venti, trenta, quarant’anni fa cominciò così: sottovalutando...

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il giorno dopo

“E se aveva un arma chi arrivavano i carri armati l’anno trasformato in un film, mancava la protezione civile” / “Ha ottenuto quello k voleva... visibilità... ora anche la prima pagina ... incentiviamo questi episodi”. / “Dieci pagine che parlano di Amato… no…”.



stefano scansani

Gentili signori – ometto i nomi dei commentatori della nostra prima pagina lanciata online ieri, perché certo modo di pensare non è dei singoli, ma di una zolla di persone –, vi rammento che cominciò tutto così. Venti, trenta, quaranta anni fa. Con la vostra stessa pesatura, con la vostra idea che l’informazione sia in eccesso per un fatto tanto “piccolino” e anche “grottesco”: un uomo solo con un coltello in un ufficio postale; otto ore di trattative; le squadre speciali armatissime pronte a intervenire; la città sotto scacco; Reggio Emilia al centro della cronaca nazionale…

VISIONARI E ALLARMISTI

Venti, trenta, quaranta anni fa l’attecchimento della mafia nel territorio reggiano trovò concime, lubrificante e tutore proprio nell’incapacità di riconoscerla, nella volontà di non avvistarla, e nella critica a chi l’aveva percepita: visionari, allarmisti, esagerati. Così le nostre 10 pagine di ieri sulla presa degli ostaggi da parte del condannato-latitante Francesco Amato dovrebbero entrare nel catalogo delle esagerazioni? O addirittura – è la montante cantilena dei novelli specialisti – della visibilità regalata ai delinquenti?

Sono convinto che l’azione della stampa, oltre il suo ruolo cronistico – abbia avuto la stessa determinazione del dispiegamento delle forze dell’ordine, dell’ansia della cittadinanza, della mobilitazione dei politici e degli amministratori, del coraggio degli ostaggi: reagire in maniera schiacciante.

IL SOTTO-COTICA DELLA MAFIA

Non vi è nulla di esagerato se l’arginatura è mirata contro la criminalità più tossica. La vicenda di lunedì è il colpo di coda di uno dei protagonisti del processo Aemilia per il quale 19 anni e 1 mese di condanna sarebbero eccessivi. Allora, che ha fatto? È ricorso a una delle tecniche ancestrali e rudimentali della delinquenza messa all’angolo: terrorizzare, fornire una prova di forza e di coltello, dunque di “potere” della paura. Questa è una delle caratteristiche strategiche della mafia vecchia. Il sotto-cotica della mafia contemporanea.

Gli inquirenti stabiliranno dove era nascosto Francesco Amato e chi – semmai – lo ha ospitato e come e perché ha escogitato il sequestro, da solo o non da solo. Ora emerge che il carico d’anni di pena aumenterà assai e che la conoscenza dello Stato e dello spirito di costui e costoro è preistorico: Amato voleva parlare con il ministro degli Interni; Amato si è arreso quando è stato messo di fronte ai temi e ai rigori della fede. Dunque, pensate bene, come quell’uomo detenga una concezione storta dello Stato e di Dio. Distorta quanto la ragione addotta dai suoi parenti in strada, sulla via Emilia: “Mio zio è esasperato, troppi 19 anni di pena per alcune telefonate”. Tale giustificazione è parte di quegli atteggiamenti diluenti e perdonanti che hanno permesso la “proliferationem” (la riproduzione, senza reazione).

Se l’intendimento di Francesco Amato è stato quello di occupare e preoccupare la città è riuscito anche a condensare il pensiero che hanno certi personaggi dei cittadini, della comunità, della città: da tenere sotto scacco con le buone o le cattive. Ciò è avvenuto, invisibilmente.

SUPERFICIALISTI

Allora, gentili commentatori “superficialisti”, dieci pagine sono appena il giusto. Compongono quel fenomeno che si concretizza quando c’è pericolo: le notizie diventano una forma di coesione e combattimento invertendo il ruolo del giornale, che diventa opinione pubblica. Se così non fosse i giornalisti della Gazzetta nei due anni e mezzo di processo Aemilia non avrebbero pubblicato mille articoli e profuso un lavoro grande. Esagerati deriva da ex-agger, fuori dall’argine. In attesa che la ‘ndrangheta vada in secca. —

s.scansani@gazzettadireggio.it

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