Gazzetta di Reggio

Reggio

pieve modolena 

Dopo le otto ore di terrore alle Poste torna la normalità

AM.P.

La succursale di via Fratelli Cervi è tornata alla quotidianità con il consueto andirivieni di clienti e residenti accolti da dipendenti e direttrice

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REGGIO EMILIA

Ufficio postale aperto, una decina di clienti in coda, dipendenti visibilmente sollevati. Ieri la succursale numero 5 di via Fratelli Cervi è tornata alla consueta quotidianità, accogliendo i cittadini di Pieve privati per due giorni (lunedì e martedì) del servizio di quartiere.

La direttrice Emanuela Montanari, dopo aver spiegato sorridente a due signore come risolvere un problema, si è ritirata sul retro, dopo il pieno di esposizione mediatica che ha dovuto sostenere suo malgrado. Seduti alle loro postazioni gli altri addetti, tenuti in ostaggio otto ore da Francesco Amato, non uno sconosciuto per questa filiale, anzi un tempo cliente abituale.

Prima della fila Annalisa Coluzzi, l’addetta rilasciata in anticipo dal sequestratore per un malore, ma rimasta sul posto per seguire il destino dei colleghi. Poco più in là Massimo Maini, l’unico dipendente di sesso maschile, forse proprio per questo finito nel mirino di un Amato sempre più esasperato: verso le 13.30, quando il sequestratore ha compreso che le sue richieste non sarebbero state esaudite, ha afferrato Maini per un braccio, l’ha messo su una sedia davanti a sé e gli ha puntato il coltello alla schiena, minacciando le forze dell’ordine all’esterno.

Solo uno dei momenti di crisi, insieme agli scoppi di rabbia di Amato e l’agitazione arrivata al culmine verso le 16, quando il bandito ha avuto la sensazione che fosse imminente un assalto delle forze speciali e ha urlato: «Non cercate di fregarmi, se fate l’assalto qua dentro qualcuno si fa male sul serio». —

AM.P.

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