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scandalo a confcommercio 

«Molestie? Accuse prive di fondamento»

Evaristo Sparvieri
«Molestie? Accuse prive di fondamento»

Donatella Prampolini, vicepresidente nazionale, sulla guerra intestina scoppiata nell’associazione: «Una vicenda ridicola»

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«Una vicenda ridicola. Le accuse rivolte a Sangalli sono tutte prive di fondamento». Non usa mezzi termini Donatella Prampolini, una delle vicepresidenti nazionali Confcommercio, nel commentare la bufera che sta scuotendo i piani alti dell’associazione che raggruppa oltre 700mila realtà imprenditoriali in Italia.



Una durissima guerra intestina, dichiarata il 7 giugno scorso a Roma, nel corso dell’assemblea generale, combattuta poi a colpi di accuse su presunte molestie sessuali, presunti ricatti e investigatori sulle tracce di relazioni extraconiugali. E ancora: un esposto per diffamazione ed estorsione, in un intreccio che mischia la cronaca giudiziaria alla lotta di potere interna alla vita associativa. Con un video girato di nascosto nell’ufficio del presidente Confcommercio, Carlo Sangalli.



Tutto nasce da presunte molestie sessuali subite da Giovanna Venturini, fino al 2012 segretaria del presidente dell’associazione. Avances che sarebbero cominciate due anni prima, nel 2010, proprio da parte di Sangalli, che nega con forza ogni accusa, per le quali la donna non ha presentato denuncia in Procura. Le accuse sarebbero contenute in un messaggio del 2014, inviato a Duilio Aragone, uno dei collaboratori di Sangalli, finito in seguito in una consulenza tecnico-legale eseguita a settembre, per poi uscire di nuovo fuori circa tre mesi dopo una lettera firmata da Maria Luisa Coppa, Renato Borghi e Paolo Uggé, tre vicepresidenti Confcommercio che chiedono le dimissioni di Sangalli per «ragioni etico-morali» e per «incompatibilità».



I tre erano venuti a sapere che Sangalli a gennaio 2018 aveva firmato una donazione di 216mila euro a favore della sua ex segretaria, davanti a un notaio e a Francesco Rivolta, direttore generale dell’associazione, licenziato proprio da Sangalli a ottobre. Vicende finite a loro volta al centro di un esposto presentato dal presidente Confcommercio, che ha denunciato invece alla Procura per estorsione l’ex segretaria, l’ex direttore generale e i tre suoi vice, parlando di un complotto ai suoi danni. Una storia in cui spuntano anche un investigatore privato che avrebbe scoperto una presunta relazione extraconiugale fra l’ex segretaria e l’ex direttore generale. «Io sono innocente, ma era impossibile difendermi, per questo ho ceduto alle richieste di soldi», si difende Sangalli, che ammette il pagamento ma punta il dito contro quella che da Confcommercio considerano «una precisa regia, che contestava comportamenti scorretti tra i più infamanti riferiti al 2011, contro cui non vi sarebbe stata alcuna possibilità di difesa».



Una difesa che trova pienamente d’accordo anche la reggiana Donatella Prampolini: «Le accuse a Sangalli sono prive di fondamento – afferma – E in ogni caso il presidente deve essere giudicato per quello che ha fatto in questi anni. E ha fatto moltissimo, sempre nel bene di Confcommercio». Anche Prampolini sposa la tesi di una guerra di potere, ritenendo infamanti le accuse rivolte al presidente. «Anche perché non solo in Italia, ma nel mondo, solo l’idea di un’accusa per molestie sessuali viene percepita già come una condanna».



A meno di colpi di scena, il mandato di Sangalli scadrà nel 2020. Ma la bufera sarà al centro di un Consiglio direttivo dell’associazione convocato il 14 novembre, dove interverranno 70 consiglieri e 7 vicepresidenti, compresi i tre firmatari della lettera. All’ordine del giorno proprio «la riorganizzazione interna che ha comportato la risoluzione del rapporto di lavoro con il direttore generale Francesco Rivolta per motivi oggettivi». In quell’occasione Sangalli «relazionerà sui recenti fatti di cronaca». Quanto alla Prampolini, ha le idee chiare su quale parte schierarsi: «Sangalli uscirà a testa alta. Perché ha pagato quei 216mila euro? Lui ci tiene alla sua famiglia, all’onore e alla credibilità. Sapeva che, anche se innocente, sarebbe entrato in un agone e non mi meraviglio che si sia sentito costretto a pagare». —



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