Gazzetta di Reggio

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AL CENTRO DI UNA FAIDA 

Quando Amato sfidò i Bellocco «Vi ammazzo, uno al giorno...»

Nove anni fa chiese conto al capoclan Carmelo Bellocco dell’uccisione di un parente minacciando espressamente una vendetta sanguinaria

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REGGIO EMILIA

«Ti ripeto, io voglio ... quella cosa ... altrimenti, uno al giorno ... finché non mi prendete, mi ammazzate, ne ammazzo uno al giorno, uno al giorno, dovete saperlo». L’intercettazione (riguardante un summit della famiglia mafiosa dei Bellocco) è all’interno dell’inchiesta “Vento del Nord” e quelle parole aggressive riportate – nel 2009 – sono dell’allora 46enne Francesco Amato che non ci ha pensato due volte ad affrontare a muso duro il boss Carmelo Bellocco a Granarolo, cioè dove il capoclan era stato mandato per scontare (in prova ai servizi sociali) la pena residua per associazione mafiosa. Carmelo racconta di essere stato seguito per alcuni giorni da un uomo, poi presentatosi come “Ciccio”, che pretendeva spiegazioni in merito ad un omicidio di un suo parente a Rosarno, risalente a diversi anni prima, la cui responsabilità ascrive al clan Bellocco, perché a suo dire gli esecutori materiali dell’omicidio, in quanto di spessore criminale modesto, non avrebbero potuto agire senza il placet dei Bellocco stessi. “Ciccio” è Amato – che già abita a Cavazzoli – e dai successivi commenti intercettati si desume che ha chiesto a Carmelo la vita di una persona come “riparazione” di quella perduta. La reazione dei Bellocco sarà tremenda, perché sospettano che dietro ad Amato (definito lo “zingaro”) vi sia la cosca Pesce. Pochi giorno dopo a Rosarno vengono uccisi due nomadi: uno è un cugino 15enne di Francesco. Un clima da faida di ’ndrangheta che costringerà gli Amato ad andarsene da Rosarno. —

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