Arresti del dopo-sentenza è pioggia di ricorsi al Riesame
Sono 13 i condannati finiti in carcere dopo il verdetto su richiesta dei pm antimafia mentre sono tuttora latitanti i due fratelli tunisini Baachaoui
REGGIO EMILIA
Dal 31 ottobre – giorno della storica sentenza di primo grado contro la ’ndrangheta al Nord – sono scattati gli arresti per 15 condannati sino a quel momento a piede libero. Come da richiesta dei pmMarco Mescolini e Beatrice Ronchi, è stato disposto infatti l’arresto immediato perché considerati elementi a loro volta di spicco dell’associazione mafiosa, emersi con maggior vigore col procedere del processo. Una misura cautelare che era rimasta in sospeso al termine della lettura della sentenza. In realtà con un’ordinanza il presidente del collegio Francesco Caruso e i giudici a latere Cristina Beretti e Andrea Rat, avevano già accolto la richiesta della Dda. I pm hanno dato incarico ai carabinieri di Piacenza e Modena di eseguire le misure. Ma alcuni si sono sottratti alla cattura: per cinque giorni Francesco Amato (per poi ricomparire lunedì con il clamoroso sequestro di persona alle Poste di Pieve Modolena), mentre rimangono ricercati i fratelli tunisini Moncef e Karima Baachaoui (la sparizione del 49enne è divenuta tangibile il mercoledì del verdetto, mentre la 35enne è latitante dal 28 gennaio 2015, cioè da quando sono scattate le manette nell’ambito della maxi inchiesta Aemilia).
Sono invece finiti in cella Giuseppe Iaquinta, Palmo e Giuseppe Vertinelli, Eugenio Sergio, Alfredo Amato, Carmine Belfiore, Antonio Muto (classe 1971), Luigi Muto, Antonio Crivaro, Graziano Schirone, Carmine Arena e Francesco Lomonaco. Dal giorno di questi arresti gli avvocati difensori sono al lavoro per presentare altrettanti ricorsi al Riesame di Bologna, per chiedere la scarcerazione dei loro assistiti. Una “pioggia” di impugnazioni su cui non è facile determinarne i tempi delle udienze e decisioni connesse. Fra i condannati per associazione mafiosa non è invece rientrato in carcere Alfonso Paolini, che è ai domiciliari per le conseguenze di un serio problema cardiaco. Una scarcerazione che tempo fa non è stata presa a Reggio Emilia (la perizia richiesta aveva ritenuto le sue condizioni di salute compatibili con il carcere) ma dal Riesame di Bologna, dove la difesa aveva impugnato la decisione del collegio giudicante di Aemilia.
T.S.
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