Decisivo l’intervento della Beretti sulla resa del sequestratore Amato
Il gip Ramponi rivela nell’ordinanza la mediazione del presidente del tribunale al telefono con il 55enne
REGGIO EMILIA
Da ore sta proseguendo – lunedì – l’estenuante dialogo fra il negoziatore professionale (il maresciallo maggiore Antonello Sias ) e il sequestratore Francesco Amato, barricatosi nell’ufficio postale di Pieve Modolena tenendo sotto scacco cinque persone sotto la minaccia di un coltello.
È dalla mattina che Amato urla la sua innocenza relativamente alla condanna a 19 anni di carcere incassata in primo grado nel maxiprocesso Aemilia e dopo cinque giorni di latitanza è comparso in quel modo clamoroso. Vuole parlare soprattutto con il ministro Matteo Salvini e sul punto rimane irremovibile, ma il canale fra lui e il negoziatore non si è mai interrotto.
Poi intorno alle 16 la trattativa con Amato riprende in modo più consistente, anche perché accade un fatto nuovo come rivela il gip Luca Ramponi nell’ordinanza in cui – dopo la convalida dell’arresto – ha mantenuto in cella il 55enne difeso dall’avvocato Franco Beretti. Il giudice descrive, infatti, come decisivo l’intervento sul posto di Cristina Beretti che non solo è il presidente del nostro tribunale, ma fa parte anche del collegio giudicante di Aemilia, cioè la Corte che il 31 ottobre ha condannato proprio Amato per associazione mafiosa ed altri reati.
È l’inizio di un paziente lavoro di tessitura del magistrato reggiano che si mette in gioco per cercare di evitare spargimenti di sangue in una situazione così delicata. Arrivato sul posto, il presidente del tribunale si mette in contatto telefonico con il sequestratore che non ha con sè il cellulare, ma risponde dal numero interno dell’ufficio postale. Un lungo colloquio telefonico in cui Cristina Beretti dimostra – a quanto pare – di avere un discreto ascendente su Amato, perlomeno sa farlo ragionare («Lo convinceva a più miti consigli» scrive sempre il gip Ramponi) a tal punto che dopo circa un’ora di mediazione il 55enne rilascia gli ostaggi e si consegna ai carabinieri. Un intervento risolutore.
Valutando gli atti d’indagine, il giudice nell’ordinanza mette in rilevo altri aspetti di quelle terribili ore nell’ufficio postale. L’allarme – lunedì – è giunto alla centrale operativa dell’Arma alle 9.15: è stato lo stesso Amato a far chiamare i carabinieri dagli ostaggi che per tutto il giorno potranno usare i cellulari (la direttrice Emanuela Montanari è stata addirittura intervistata dalla Rai mentre era in corso il sequestro). Sulle minacce con il coltello da cucina con lama seghettata, più volte il sequestratore dirà agli ostaggi «Fate come vi dico e nessuno si farà male», anche se lasciava capire che avrebbe colpito qualcuno in caso di blitz. La sgradevole sensazione di avere puntata – al collo e alla schiena – una lama di 20 centimetri è toccata all’impiegato Massimo Maini, trattenuto dietro lo sportello. Una spiacevole esperienza toccata anche alla direttrice. —
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