«Duemila immobili confiscati alle mafie troveranno una destinazione nel 2018»
Il direttore dell’Agenzia per l’amministrazione dei beni sequestrati a un convegno sul contrasto alle organizzazioni criminali
REGGIO EMILIA
«Fino a quattro o cinque anni fa, destinavamo dai 400 ai 500 immobili all’anno: quest’anno ne destineremo più di 2mila».
Il direttore dell’Anbsc Ennio Mario Sodano, ex prefetto di Bologna, ieri mattina a Reggio ha snocciolato i numeri in crescita dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.
Sodano è arrivato nella nostra città per partecipare al convegno nazionale “L’amministratore giudiziario nel contrasto alle attività delle organizzazioni criminali”, organizzato dall’Ordine dei commercialisti reggiani «in un momento storico a ridosso della sentenza del processo Aemilia», come ha premesso il presidente dell’Ordine Corrado Baldini.
Proprio sull’Anbsc saranno puntati gli occhi, anche delle amministrazioni pubbliche, nei prossimi mesi, quando l’ingente patrimonio degli ’ndranghetisti nostrani arriverà alla confisca e potrà essere riutilizzato. “Comuni attrezzatevi”, era stata l’esortazione rivolta nel luglio scorso dalle pagine della Gazzetta di Reggio dalla docente dell’Università di Bologna Stefania Pellegrini.
I suoi studenti del master in “Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscate alle mafie Pio La Torre” sono gli autori dell’unica mappatura attuale eseguita a livello regionale (www.mafieeantimafia.it) e, se nel Reggiano sono ancora a zero gli immobili confiscati, Pellegrini aveva spiegato come «negli ultimi tre anni, dal 2015 al 2018, a seguito del maxiprocesso Aemilia, si è verificato un boom: solo gli immobili sequestrati sono passati in Regione da 90 a 200, che nel giro di un anno saranno a disposizione».
Tanta strada è stata fatta, ha dichiarato il numero uno dell’Ansbc, ma tanti sono i nodi ancora da sciogliere, come l’impossibilità di “dialogo” tra le diverse banche dati, già denunciata in passato da Sodano. «L’informatizzazione pressoché totale dei nostri dati ci ha consentito efficienza, anche se non tutti se ne sono resi conto. Se avessimo anche quella degli organi della giustizia saremmo un gran pezzo avanti».
Un altro punto debole, secondo il direttore, è «il tema delle aziende: bisogna intervenire, con un distinguo sui numeri, perché non sempre dicono la verità».
Ad esempio «come Agenzia abbiamo circa 2700 aziende confiscate. Ma di queste 2700 aziende molte non hanno mai fatto impresa, molte erano già da liquidare all’epoca del sequestro, molte stavano sul mercato perché usavano metodi mafiosi».
Fatta la tara, ha proseguito Sodano, «noi riteniamo che le aziende che fanno effettiva attività di impresa siano circa 550, quelle che hanno presentato bilanci negli ultimi tre-quattro anni. Su queste abbiamo un progetto: realizzare una sorta di holding, un soggetto rete che le riunisca in un’unica governance, con direttive unitarie e di conseguenza un controllo migliore». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
