Gazzetta di Reggio

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Il mito e il meteo (che a volte) uniscono l’Italia

Il mito e il meteo (che a volte) uniscono l’Italia

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani

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REGGIO EMILIA. Ora come ora a unire l'Italia è il meteo. Mari grossi, venti impetuosi, bombe d’acqua, boschi decimati, fiumi esondati. Il piccolo e fragile Paese è la prima emergenza che connette Casteldaccia al Bellunese, la Laguna di Venezia al Levante ligure.

Nonostante l’evidenza dei disastri, il governo frammenta l’Italia: con una politica meridionalista i gialli (i pentastellati di Di Maio) e con una politica settentrionalista i verdi (la Lega salviniana). Ognuna delle due fette dell’esecutivo per raggiungere l’egemonia o difendere il consenso, bada al proprio bacino elettivo/elettorale.

Risultato: il popolo dei grillini è già in crisi d’ansia; il nazionalismo leghista divarica il nord dal sud, potenziando quella malattia ottocentesca, gattopardesca, borbonico-sabauda chiamata “l’Italia delle due velocità”. Porto qualche esempio fresco (e ormai cotto) di questa teoria. Nella sua metamorfosi la Lega da secessionista è diventata federalista, da federalista ha spostato i confini della Nordnazione a sud del Po, addirittura a Toscana e Marche, fino alla stagione anti-bossiana di Salvini che attualmente ama i napoletani, fa le fusa ai siciliani e si ciba di burrata. Bene, la Lega pur essendo diventata “nazionale” – dunque non un movimento indipendentista geografico ma un partito di destra-destra sovranista – per stravincere deve però condurre politiche nordiste.

Un ritorno alle terre matrie e patrie. Di quel genere caro agli istinti dei leghisti della prima ora, reclamate dai leghisti dell’ultima ora (semmai provenienti da storie di sinistra), pretese dagli imprenditori di provincia che anticamente facevano parte del “piccolo è bello” e del “miracolo del nordest”, di quel coro inascoltabile dell’“evasione fiscale, ma a fini di sopravvivenza”


Ecco che allora portano il timbro e i colori leghisti proposte come la Flat Tax portatrice di un condono extralarge perché l’evasione è ritenuta “di necessità”. Poi c’è la Pace Fiscale che agli esordi doveva imporre un’aliquota universale del 15 per cento; il Decreto Sicurezza che risponde ad esigenze alle quali le regioni del benessere sono maggiormente sensibili; infine procedere assolutamente con la Tav Torino-Lione… Ma quasi tutto non piace ai contrattualizzati (non solo alleati) colleghi pentastellati. Ne consegue che le iniziative salviniane impattano su due superfici: quella assorbente del settentrione e quella rimbalzante di Di Maio e i suoi.

OMNIBUS GRILLINO. Capita lo stesso fenomeno alle imprese dei grillini. Le prime che mi vengono in mente, le più recenti: i condoni edilizi “per sopravvivenza” infilati nei Decreti che s’occupano di tutt’altro, in imitazione degli antichi provvedimenti omnibus tanto combattuti dai pentastellati di lotta e di vaffa; la predicazione e il rimando al chissà quando del Reddito di Cittadinanza che per forma, destinazione e gestione ha il vecchio sapore della minestra dell’assistenzialismo; il no secco al gasdotto in Puglia che invece i leghisti vogliono e pretendono. E’ improbabile che l’alibi “non è nel contratto” possa resistere a decisioni tanto urgenti e vitali.

MINISTERI BITONALI. A creare una ulteriore indiscreta confusione fra le stagionate dinamiche divergenti fra sud e nord c’è la questione del Ponte Morandi di Genova che - pur essendo nel settentrione d’Italia - sta subendo incertezze, ritardi, rimandi e confusioni tradizionalmente del meridione. Tutto va a rotoli, ma appunto con due direzioni geografiche legate alle mire leghiste e all’auto-salvataggio del Movimento 5 Stelle.

Aggiungo un altro soggetto che frammenta il Paese, anzi riconosce un Paese tuttora scoordinato e pervaso da due dinamiche separate, due politiche strabiche: da una parte l’istituzione del Ministero del Sud del quale è titolare la pentastellata leccese Barbara Lezzi, che è una restaurazione del Ministero per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno in auge fra il 1964 e il 1993, dall’altra parte la conferma del ministero per gli Affari regionali e le Autonomie, istituito dal 1970, di cui è titolare la vicentina Erika Stefani della Lega. Questa sì, è suddivisione spaziale, porzionamento per mire partitiche.

DUE STATI D’ANIMO. La strage degli abeti, la ferita all’ambiente e il giuramento che la stagione sciistica nel Bellunese a dicembre partirà; la tragedia delle famiglie distrutte nella casa abusiva nel letto del fiume siciliano che doveva essere abbattuta ma che era ancora lì... i pianti, le vanghe, i volontari e lo Stato immediatamente sostituito o lo Stato badante perpetuamente atteso, uniscono l’Italia nel mito e nel meteo

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