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Admo Reggio Emilia torna a mobilitarsi per il piccolo Alex

Admo Reggio Emilia torna a mobilitarsi per il piccolo Alex

Continua la ricerca di un donatore di midollo compatibile  Già 286 i reggiani che si sono sottoposti a prelievo salivare

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REGGIO EMILIA

Dopo Reggio Emilia, San Martino in Rio. Continua la ricerca di un midollo osseo compatibile con quello di Alessandro Maria Montresor, il bimbo di un anno e mezzo affetto da una rara malattia genetica che lo condurrà alla morte in assenza di trapianto. L’associazione dei donatori Admo lo cerca esortando i reggiani a sottoporsi al prelievo salivare necessario per individuare una persona, una su centomila, che abbia un midollo compatibile.

La gara di solidarietà

Una gara di solidarietà alla quale sono chiamati tutti i cittadini di età compresa fra i 18 e i 35 anni. E alla quale già lo scorso 6 novembre, nella sala convegni della Casa del Dono, hanno risposto 286 reggiani. Oggi un nuovo appuntamento, presentato sulla pagina Facebook dell’Admo Reggio Emilia, dalle 10 alle 18, quando il gazebo di “Match4Alessandro” – questo il nome dell’iniziativa – si trasferirà a San Martino in Rio, in zona Rocca, in occasione della Festa ed san Martein. Chi si presenterà verrà iscritto nel Registro italiano donatori nella speranza di salvare la vita al piccolo Alessandro o a una delle 1.800 persone che ogni anno in Italia hanno necessità di trapianto (per info o appuntamento contattare l’Admo al 334.1369246).

la storia

Alessandro è il figlio di una coppia italiana emigrata a Londra. Il suo dramma ha commosso e coinvolto l’Italia intera. E tutta Italia si è mobilitata. Gli è stata diagnosticata una immunodeficienza primitiva, la linfoistiocitosi emofagocitica. La cura collaudata consiste nella donazione di midollo da un fratello, possibile in un caso su quattro. Alessandro, però, non ne ha. Perciò si deve cercare un donatore compatibile fra i non consanguinei. Purtroppo nel registro mondiale non se n’è trovato alcuno. Quindi i genitori hanno rivolto un appello e in molte città è stata avviata la ricerca. Se l’esito sarà negativo l’ultima carta da giocare potrebbe essere il prelievo del midollo da uno dei genitori e il suo trattamento con una tecnica di manipolazione cellulare messa a punto dall’ospedale Bambin Gesù di Roma, che è stata applicata con successo in sei casi. —

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