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Nicola Tria, presidente della Camera Penale di Reggio Emilia «Il problema vero da affrontare riguarda la ragionevole durata» 

«Una proposta folle e demagogica si rischiano processi senza fine»

E.SPA.
«Una proposta folle e demagogica si rischiano processi senza fine»

INTERVISTA«Una follia. Una proposta demagogica che non coglie il cuore del problema e rischia di creare processi senza fine». Non usa mezzi termini Nicola Tria, presidente delle Camere penali di...

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INTERVISTA

«Una follia. Una proposta demagogica che non coglie il cuore del problema e rischia di creare processi senza fine». Non usa mezzi termini Nicola Tria, presidente delle Camere penali di Reggio, nel commentare l’intenzione di abolire la prescrizione dal secondo grado di giudizio. Contro la norma i penalisti reggiani hanno annunciato lo sciopero, aderendo alla mobilitazione nazionale.

Presidente, cosa non piace di questa norma?

«Se il nostro Paese ha problemi con l’attuazione del principio costituzionale di ragionevole durata del processo, l’ultima cosa da fare è abolire la prescrizione. Significa far sì che il processo abbia la possibilità di non avere più termine. Un processo senza fine rappresenta il male assoluto per quanti ne restano assoggettati, sia in caso di assoluzione che di condanna in primo grado. Tutti vogliamo una giustizia più rapida e che la prescrizione sia un elemento patologico e non fisiologico. Ma non abolendo quello che è un presidio di garanzia».

C’è chi è sostiene che così si contrasti l’impunibilità.

«Molto spesso si dice che i furbetti e i loro avvocati cavalchino la prescrizione per arrivare all’impunità. Non è vero. È un falso mito. Se l’avvocato chiede il rinvio di un processo i termini vengono sospesi. È falso additare imputati e difensori come coloro che sfruttano cavilli per arrivare alla prescrizione. Noi diciamo che la prescrizione è un istituto sacrosanto, che consente di non rimanere imbrigliati in un processo tutta la vita».

Come intervenire, allora?

«Sulle prescrizioni totali dichiarate, circa il 50%-60% è nella fase delle indagini preliminari, prima del dibattimento. L’80% entro la sentenza di primo grado. È evidente che il problema è un altro ed è gestire il procedimento nella fase delle indagini e dibattimentale con tempi compatibili con la ragionevole durata del processo. Non è eliminando la prescrizione che si arriva a questo. Ma la nostra mobilitazione non riguarda solo questo. Si pensi alle misure di contrasto dei reati contro la Pa o al decreto sicurezza. Riguarda tutti gli ambiti della giustizia e della tutela dei diritti che il governo sta toccando in maniera molto pregiudizievole». —

E.SPA.

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