Al via tre nuovi progetti per il Dopo di Noi «Fondi a rischio tagli»
La fondazione lancia tre iniziative su inclusione e autonomia La presidente Grillone: «Risorse già ridotte del 10%»
Si chiamano “Esco”, “Cr-esco” e “Training”, sono partiti dal 5 novembre e in comune hanno l’obiettivo di promuovere l’autonomia quotidiana dei disabili adulti, quando i loro familiari non ci saranno più o non saranno più di grado di assisterli e difenderli dal mondo esterno. Questi ragazzi o adulti (il progetto riguarda persone dai 18 ai 64 anni) spesso sono tenuti per anni al sicuro e quasi esclusivamente all’interno dell’alveo del nucleo familiare. Una reazione comprensibile da parte dei genitori, sostengono gli esperti, ma che finisce per inibire la possibilità di un loro inserimento e di una loro integrazione nella società. Il rischio che una volta scomparsi i genitori, la loro fine – già scritta – sia quella di trascorrere tutto il resto della loro vita in un ospizio. La scommessa invece è proprio quella di rendere il più autonome possibile queste persone, spesso giovanissime.
Reggio è una delle province in prima linea per sfruttare i fondi messi disposizione della legge sul Dopo di noi che obbliga a utilizzare nel biennio successivo le risorse messe a disposizione ogni anno. Innocenza Grillone che dal maggio scorso è alla presidenza della Fondazione “Durante e Dopo di noi” (una delle prime esperienze del genere in Italia), conferma che la macchina è già avviata. «Il 5 novembre – spiega – è partito il progetto Esco, poi ai primi di dicembre sarà la volta di C-resco e ai primi di gennaio toccherà a Training con tre esperienze residenziali a Reggio, Correggio e in Val d’Enza. Il primo progetto è graduale partendo con una residenzialità che dura qualche pomeriggio e poi qualche notte, ma senza la presenza dell’operatore sociale che li assista. L’obiettivo finale è che questi ragazzi restino in queste residenze cinque giorni la settimana per far rientro in famiglia nel week-end. Dopo questo periodo che potremmo definire di allenamento e di prova, sotto controllo di medici, psicologi e terapisti occupazionali, assieme alle famiglie si potrà pensare a un progetto di vita autonomo per evitare che finiscano in futuro in una casa di riposo. Una parte dei costi del progetto sarà a carico delle famiglie e una parte a carico dello Stato».
Ma accanto alla voglia di cominciare questa avventura, c’è forte il timore che un percorso già difficile di suo trovi nuovi ostacoli con un taglio dei fondi disponibili. «I fondi 2018 che vanno spesi entro il 2020 sono già stati tagliati dall’attuale governo del 10%. Noi speriamo invece che questi fondi per l’autonomia diventino strutturali negli anni prossimi e che siano fissati nella Legge di Bilancio, ma nessuno ne parla». La preoccupazione resta, ma intanto si lavora a un progetto che Innocenza Grillone definisce «molto innovativo». Si tratta spiega «di un progetto di residenzialità in una palazzina di proprietà Acer (in via Brigata Reggio) nella quale sono in corso lavori per renderla fruibile a persone disabili, facendo ricorso alla domotica. Sulla palazzina, verrà pagato un usufrutto ventennale di 200mila euro con fondi regionali e famiglie. Ma questa palazzina di sei alloggi non deve diventare la casa dei disabili. Per questo accanto ai due alloggi attrezzati per ospitare persone con disabilità ci saranno altri alloggi destinati a famiglie o a studenti e uno spazio sarà utilizzato in comune dai ragazzi disabili e dal quartiere e abbiamo già iniziato una serie di incontri con il centro sociale e l’Auser per dar vita a questo progetto di integrazione sociale. Il progetto si chiama “Casa domani” e vuole far convivere differenti realtà personali e attuare un percorso di graduale distacco dalla famiglia». —
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