Processo anziani maltrattati, Coopselios chiamata a risarcire
Correggio, è il colpo di scena nell’udienza preliminare sulle violenze nell’ospizio degli orrori. Tre operatrice hanno chiesto il rito abbreviato, prossima udienza in gennaio
CORREGGIO. Anziani maltrattati nel Centro Anziani Correggio: la citazione in responsabilità civile di Coopselios – la cooperativa chiamata in causa da Ausl e parti civili in quanto datore di lavoro delle dipendenti accusate di abusi sui degenti – è stato il colpo di scena dell’udienza preliminare sull’ospizio degli orrori, svoltasi ieri davanti al Gip Luca Ramponi. Significa che, in caso di condanna delle dipendenti, la coop dovrà risarcire.
Tre delle undici operatrici sanitarie hanno scelto il rito abbreviato e la loro posizione si chiuderà, con tutta probabilità, nella prossima udienza, fissata per il 18 gennaio 2019. Mentre la prima battaglia sarà sulle costituzioni di parte civile, visto che la decina di avvocati difensori presenti hanno chiesto in modo specifico di poter visionare gli atti depositati dalle parti civili ammesse, facendo prefigurare opposizioni nella prossima seduta, dove è probabile che la strategia sarà quella di richiedere la non ammissione di questa o quella parte civile.
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Lo scandalo degli anziani ricoverati nella casa di riposo di Mandriolo Superiore, risalente all’aprile 2017 e diventata di dominio pubblico nello stesso periodo dell’anno dopo, vede undici operatrici indagate. Di queste quattro sono accusate di violenza privata e maltrattamenti, sei del solo reato più lieve di violenza privata, più la direttrice 34enne per omessa denuncia (secondo l’accusa sapeva, ma avrebbe insabbiato). Da notare che, in seguito all’inchiesta che sollevò un polverone di assemblee pubbliche e parenti infuriati, di queste dieci operatrici solo due sono state sospese dal servizio per un anno e sono tuttora sospese.
Al contrario le quattro addette colpite dalla misura cautelare della sospensione per sei mesi nel frattempo sono tornate al lavoro, dislocate in diverse strutture per motivi di incompatibilità ambientale. Tre delle indagate per violenza privata ieri tramite i loro legali – gli avvocati Erik Stover, Alessandro Tusberti e Marco Valeri del Foro di Modena – hanno scelto il rito abbreviato e in gennaio potrebbero uscire dal procedimento, mentre (salvo sorprese) le altre potrebbero affrontare il rito ordinario.
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La chiamata in corresponsabilità riparatoria di Coopselios all’interno del processo è stata presentata dall’avvocato all’Ausl di Reggio Emilia Alessandra Saccani, alla quale si sono associate all’unisono le altre parti civili: il Comune di Correggio, l’Unione Pianura Reggiana e la Regione Emilia-Romagna. «Il responsabile civile è un soggetto che risponde civilmente degli indagati: in questo caso il datore di lavoro, che risponde degli atti commessi dai propri dipendenti durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, a livello dell’esito risarcitorio» ha spiegato l’avvocato Saccani.
Significa che, se le indagate saranno condannate, Coopselios sarà obbligata a riparare il danno provocato dalle dipendenti. Almeno sulla carta, beninteso, poiché – oltre all’eventuale doppio ruolo – è facile prevedere che Coopselios e i difensori affileranno le armi e solleveranno eccezioni, in primis sulle parti civili. —
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