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la vedova 

«Dallo Stato ricordato a metà Medaglia d’oro mai arrivata»

FR.R.

Ieri la cerimonia a Roma con il ministro della Difesa «La gente ha memoria Ma le istituzioni sono state meno sensibili»

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BRESCELLO

Il 12 novembre 2003 un’autocisterna blu irruppe nella Base Maestrale di Nassiriya, una delle due sedi dell’Operazione Antica Babilonia, la missione di pace italiana in Iraq. L’autocisterna esplose all’interno della base. Crollò gran parte dell’edificio principale, mentre fu gravemente danneggiata una seconda palazzina dove aveva sede il comando. Il bilancio fu tragico: 28 morti, dei quali 19 italiani, e fra questi dodici carabinieri. Filippo Merlino, comandante della stazione carabinieri di Viadana era fra questi. Originario della Basilicata, entrato nei carabinieri a 17 anni, esperto in missioni all’estero, ricevette infatti molte medaglie d’oro e d’argento per i suoi meriti nelle missioni umanitarie: nel 1994 in Macedonia e in Kosovo, nel 1999 in Albania, nel 2000 e nel 2002 in Bosnia e di nuovo in Kosovo.

«Si dedicava a queste missioni con grande slancio perché voleva aiutare chi viveva nella disperazione della guerra» ricordano di lui i colleghi. Nel 1996 fu nominato responsabile della sicurezza dell’Ambasciata italiana a Mosca, dove rimase per un anno. Spesso si era offerto volontario nelle missioni all’estero anche per avere maggiori mezzi economici, che gli permettessero di curare il figlio Fabio affetto da una rara e grave malattia muscolare che lo aveva colpito quando era ancora piccolo.

Ieri, alla presenza del ministro della Difesa Elisabetta Trenta, è stata celebrata la decima Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace. La commemorazione ha avuto tre diversi momenti: al Parco Schuster, all’Altare della Patria e in occasione della messa celebrata nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli. Presenti la vedova e il figlio di Merlino: «La gente continua a ricordare questa tragica strage – spiega la brescellese Alessandra Savio – Anche sabato a Salò scopriranno una stele. Ma all’affetto e al cordoglio della gente corrisponde solo in parte la sensibilità delle istituzioni, che non hanno voluto onorare con la medaglia d’oro al valore i caduti di Nassiriya. Ora il mio scopo nella vita sono mio figlio e il ricordo di Filippo». —

FR.R.

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