I parenti dell’83enne umiliato ammessi come parti civili
Dallo loro denuncia, nel 2017, è partita l’inchiesta scoppiata un anno più tardi anche grazie alle telecamere-cimici messe dai carabinieri nelle camere
CORREGGIO
Sono gli unici cittadini privati ammessi come parte civile. I famigliari dell’83enne ospite della casa di riposo che hanno dato il via all’intera inchiesta sono stati ammessi come parte civile. «Sia le imputazioni contestate, sia il materiale probatorio giustificano ampiamente la richiesta di risarcimento dei danni, che noi rivolgeremo sia alle imputate sia a Coopselios», spiega l’avvocato difensore della famiglia, Simone Bonfante del Foro di Modena.
Non verrà fatto il nome dell’anziano per tutelarlo, ma l’inchiesta coordinata dal pm Maria Rita Pantani e condotta dai carabinieri è partita nell’aprile 2017 proprio in seguito alle denunce presentate dal figlio di una 97enne e dalla figlia dell’83enne che, impensierita per il comportamento del padre allettato, era stata tra le prime a sospettare abusi e a rivolgersi ai carabinieri.
Delle due telecamere-cimici posizionate dai carabinieri all’insaputa delle operatrici sociosanitarie, una è stata collocata nella stanza dell’83enne, al centro di diversi episodi: dall’allontanamento del letto per impedirgli di suonare il campanello al pannolone non cambiato dalle addette (che scrivevano il contrario) per l’intera nottata, dalle offese quotidiane alle minacce. Una vittima, definita dalle operatrici durante l’interrogatorio di garanzia «oppositivo e aggressivo». «I famigliari del pensionato (ieri assenti, ndr) si sono affidati a quella struttura perché il loro caro aveva bisogno di cure costanti; si sono ritrovati un anziano spaventato». L’83enne è tutt’ora ricoverato a Correggio. «Non è sereno, è ancora sofferente». —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
