Truffa Ina Assitalia, pioggia di parti civili all’avvio del processo contro Petroni
Ha scelto il rito abbreviato il subagente accusato d’avere intascato decine di milioni affidatigli da oltre un centinaio di clienti
CASTELNOVO MONTI
Una pioggia di costituzioni di parti civili e l’imputato che ha optato per il rito abbreviato. «L’unico rito praticabile, visto che il mio assistito è reo confesso», ha dichiarato Mariasilvia Grisanti, avvocato difensore di Sergio Petroni. Lui, l’ex subagente Ina-Assitalia al centro dello scandalo polizze fantasma – la vicenda che, quando è stata scoperta nel 2015, è stata definita «la più grande truffa assicurativa d’Italia» – accusato di aver fatto sparire i risparmi di oltre un centinaio di famiglie con la filiale di Castelnovo Monti, è apparso sereno e dall’aspetto curato.
All’apertura del dibattimento, ieri nell’aula bunker davanti al giudice Antonella Garcea, si sono costituiti parte civile le associazioni Federconsumatori e Adiconsum, Generali (già indicata come parte offesa e che ha provveduto a risarcire tutte le posizioni documentate, finora 9 milioni di euro) e 4-5 privati cittadini.
La tecnica di Petroni, 49 anni, secondo l’accusa era consolidata: convinceva i malcapitati clienti a sottoscrivere finte polizze Ina-Assitalia e le somme che gli venivano consegnate finivano dritto sui suoi numerosi conti correnti.
Il grosso degli episodi risale al periodo fra il 2009 e il 2015 e i capi d’imputazione per l’ex subagente restano truffa aggravata, appropriazione indebita, esercizio abusivo dell’intermediazione assicurativa senza essere iscritto all’albo degli agenti assicuratori (aveva avuto l’abilitazione, continuando a procacciarsi affari anche senza).
Nelle 26 pagine del decreto di citazione a giudizio, il pm Giulia Stignani ha contestato a Petroni oltre 230 episodi di truffa e una ventina di casi di appropriazione indebita: la fila di faldoni in aula ha reso tangibile le proporzioni del procedimento.
L’udienza, iniziata con l’appello dei presenti, è partita alle 9.45 ed è durata circa 45 minuti. «Il mio assistito ha deciso di collaborare tempo fa, dopo un brutto periodo: si è detto pentito e ha contribuito alle indagini», ha commentato l’avvocato difensore Grisanti. L’imputato, tutt’ora libero (l’abitazione dove risiede è sotto ipoteca bancaria), comparirà nella prossima udienza, fissata per il 10 dicembre prossimo.
Sul fronte dei rimborsi, il “buco” per i truffati che si sono affidati alle associazioni di consumatori supera i 10 milioni di euro: circa 8 milioni (tra Adiconsum e Federconsumatori) sono stati risarciti da Generali, che ha voluto prendere le distanze dal subagente e far fronte al danno d’immagine.
Mancano all’appello circa due milioni. «A noi si sono affidati 160 ex clienti gabbati: ne sono rimasti a processo 117, perché alcuni non hanno sporto querela; per altri il pm ha chiesto l’archiviazione – ha spiegato l’avvocato di Federconsumatori, Angela Zannini, accanto al presidente Rino Soragni e al suo predecessore Giovanni Trisolini –. Onore a Generali, che con noi ha stipulato un protocollo innovativo, consentendoci di recuperare, in meno di tre anni, 6,5 milioni di euro».
Non finisce qui, ha proseguito Zannini, perché «resta una ventina di posizioni di truffati in fase di chiusura all’interno del protocollo». Questo solo per quanto riguarda le posizioni documentate: il sospetto di Federconsumatori è che i danneggiati in realtà siano altrettanti, rispetto ai 117 “ufficiali”. «La filiale di Castelnovo Monti era gestita in precedenza dal padre di Petroni – ha affermato Trisolini –. Abbiamo contezza di vittime che hanno eseguito versamenti addirittura 25 anni fa e non sono più in possesso degli atti. Altri hanno versato anche 50mila euro in contanti e per costoro quel che è perso è perso». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
