Il museo del ’900 svela la Grande Guerra
Presentata al liceo Ariosto-Spallanzani la seconda stanza di Livello 9, l’iniziativa virtuale sulla storia del secolo scorso
REGGIO EMILIA
Arriva la seconda stanza di “Livello 9 – Museo dei luoghi del ‘900 a Reggio Emilia”, il progetto di museo digitale promosso dall’istituto storico reggiano Istoreco dedicato alle vicende dello scorso secolo. Sabato mattina è stato presentato il nuovo approfondimento del museo virtuale, dedicato alla Prima Guerra Mondiale a Reggio Emilia, a pochi giorni dall’anniversario dalla fine del conflitto. Si è trattato di un’illustrazione itinerante che ha visto il coinvolgimento di diverse classi del liceo Ariosto/Spallanzani.
Il viaggio è partito proprio nella sede del liceo, con i saluti della dirigenza scolastica, della vicepresidente Istoreco Tiziana Fontanesi e del direttore della Panizzi Giordano Gasparini, in rappresentanza del Comune. A seguire, le ricercatrici Istoreco Alessandra Fontanesi, Gemma Bigi e Giulia Cocconi hanno parlato ai ragazzi della stanza virtuale incentrata sulla guerra e delle vicende reggiane legate al conflitto.
Per approfondire al meglio il tutto, la Bigi e la Fontanesi hanno poi guidato le classi nelle vie circostanti prima di concludere alla Casa del Mutilato in largo Alpini. Fra le tappe, anche via Farini e la sede della Panizzi, nel palazzo che un secolo fa ospitava proprio le aule del liceo Ariosto a pochi metri dalla redazione de La Giustizia, il giornale socialista di Camillo Prampolini. La Casa del Mutilato è uno dei luoghi simboli del primo dopoguerra, periodo in cui centinaia di migliaia di persone tornarono al fronte con ferite e mutilazioni pesantissime, con cui dovettero convivere per il resto della loro esistenza.
L’associazione dei mutilati nasce nel 1917, quando il conto del conflitto era già pesantissimo, nel 1927 viene edificata anche la casa. Le scoperte sono tante. Reggio era stata designata come città ospedale in caso di guerra, le strutture sanitarie vennero potenziate ma non furono sufficienti ad accogliere l’enorme flusso di feriti. E così, vennero trasformati provvisoriamente in sanitari e ricoveri anche l’istituto Chierici, il teatro Municipale, palazzo Rocca Saporiti, l'Istituto psichiatrico e il Collegio di Santa Caterina, l’attuale Prefettura.
Un’altra storia di grande fascino è quella di borgo Emilio, la zona più popolare e malfamata della città dell’epoca, con le sue viuzze e i suoi bordelli e i suoi poverissimi abitanti, che speravano nella neve per poter lavorare come spalatori. Un quartiere abitato dal “popol giost”, con la sua lingua segreta, nella zona che oggi è circoscritta da via Filippo Re e da via Roma. Ma di tracce del borgo ve ne sono pochissime, qualche immagine e qualche racconto sopravvissuti alle demolizioni. L’elenco è lungo, comprende la citata Casa del mutilato, la caserma San Marco (oggi sede della questura), il San Lazzaro, il cimitero monumentale, quella via Farini che ospitava anche il comitato femminile di sostegno, con la sua raccolta di cibo per il fronte. Senza dimenticare le industrie: si parla del già enorme complesso delle Reggiane, ma anche del grande setificio di viale Regina Elena, manifattura sino a pochi anni fa. E poi, inevitabili, le piazze.
Quella che tutti conoscono come piazza del Monte, nello snodo della via Emilia, nel 1916 divenne piazza Cesare Battisti, in memoria del socialista interventista trentino giustiziato come traditore dagli austro-ungarici. Proprio a Battisti è legata una delle storie più tragiche del periodo, la morte di due pacifisti 18enni, Fermo Angioletti e Mario Baricchi, uccisi di fronte al teatro Ariosto mentre protestavano contro un comizio di Battisti, venuto in città per sostenere l’intervento dell’Italia in guerra. Senza pensare al simbolo più noto, piazza della Vittoria col suo grande monumento ai caduti, inaugurato nel 1927 dopo un concorso pubblico. —
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