Gazzetta di Reggio

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L’antica arte dei Binini di Piazzola: quattro generazioni di “sartori”

Daniela Aliu
Luigi Binini, sarto da sempre
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Luigi Binini, sarto da sempre

Bibbiano, cominciò il bisnonno nel 1865. Luigi, classe 1932, ha lavorato a lungo a Milano assieme alla moglie

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BIBBIANO. Luigi Binini, classe 1932, nasce in una famiglia di “sartori” a Piazzola di Bibbiano. Prima di lui, sono stati sarti il bisnonno, il nonno e il padre. Una storia di taglio e cucito all’italiana, lunga ben 150 anni. La passione del bisnonno emerse già nel 1865, ai tempi del Regno d’Italia, quando iniziò l’attività si sartoria e, come si faceva allora, tramandò il mestiere in famiglia. Il mestiere di sarto, o sartore, deriva dal latino sartor, che si ricollega alla parola sarcire, ovvero restaurare. Il sarto, quindi, aveva origine strettamente artigianali: la persona che rappezzava gli abiti.

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«La sartoria è un’arte antica – spiega Binini –. Allora lo chiamavamo l’arte dell’eleganza e della pazienza. Le famiglie italiane erano abituate a fare tutto in casa perché ci si arrangiava, una volta. E il mestiere era un bene che si tramanda di generazione in generazione. Cosi fu anche per la mia famiglia».  In Italia il mestiere del sarto è citato già nel tredicesimo secolo.

Luigi Binini ha vissuto negli anni in cui la sartoria era uno dei settori artigiani che hanno fatto grande l’Italia nel mondo. Iniziò il mestiere a Piazzola di Bibbiano, in una bottega aperta a casa, e arrivò a lavorare per la borghesia milanese di allora. Sì, perche Luigi Binini, per tantissimi anni, ha trovato il suo mercato fiorente a Milano, facendo una vita da pendolare assieme alla moglie. Negli anni ’50 (anni in cui arrivarono i primi riconoscimenti internazionali per la sartoria italiana) Binini prese lezioni per conoscere al meglio i tessuti, i capi e i modelli nella prima scuola di taglio e cucito fondata dalla famiglia Maramotti, che allora si trovava nei piani superiori dell’Antico Mercato Coperto di Reggio Emilia.

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Binini ha tanti ricordi, tra cui quelli legati alla guerra. Ricorda benissimo il 25 Aprile del 1945, giorno della Liberazione. A Pizzola tutti uscirono in strada per ammirare la colonna dei camion dei partigiani e degli americani. «Ce li ho ancora davanti agli occhi, quegli anni lì – racconta emozionato il sarto di Piazzola – anche perché oggi è tutto diverso. Ma allora avevamo voglia di festeggiare la libertà di un Paese, ma soprattutto la libertà di parola».

Toccando l’argomento 25 Aprile, Luigi inizia a raccontare tantissimi episodi di vita vissuta della sua famiglia. «Ricordo molto bene mio padre Albino. Di giorno lavorava come sarto; la sera tardi, con la luce della candela, sul retro della casa venivano i partigiani, e mio papa tagliava loro i capelli e faceva loro la barba, quasi al buio per paura delle brigate nere che allora giravano per tutta la notte». Sono storie d’altri tempi, quelle che racconta Luigi; storie partigiane, storie costruite nella povertà, storie di Resistenza e di vita vissuta. Ma il ricordo più terribile, per lui, è il campo di smistamento costruito dai nazisti nel 1944. Il campo si trovava dove oggi c’è il campo sportivo di Bibbiano, in via Franchetti. Luigi Binini aveva 12 anni.

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«Mi ricordo benissimo questo campo di smistamento costruito a Bibbiano dai nazisti – racconta Binini – anche perché entravo dentro di nascosto (allora solo i bambini potevano entrare). Mia madre una volta che faceva il pane; lasciava da parte dei piccoli panini per chi si trovava nel campo. Portavo da mangiare a queste persone, sì, ma non ne avevo per tutti: erano in tanti, là dentro, pronti per essere caricati sui camion che poi partivano per la Germania. Sono stati anni che non auguro a nessuno. L’Italia soffriva in tutti i sensi. Oggi ai giovani consiglio una sola cosa: leggete e rileggete la storia per non ricadere negli stessi errori».
 

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