«Questo progetto è preliminare Sono aperti ampi margini di dialogo»
LA letteraLuca vecchiNell’appassionante dibattito sulla Reggia, il dialogo con i rivaltesi e, in questo caso particolare, con gli amici dell’associazione Insieme per Rivalta, è aperto da anni, dall’in...
LA lettera
Luca vecchi
Nell’appassionante dibattito sulla Reggia, il dialogo con i rivaltesi e, in questo caso particolare, con gli amici dell’associazione Insieme per Rivalta, è aperto da anni, dall’inizio del loro impegno lodevole, imperniato in percorsi partecipati, laboratori, incontri pubblici e confronti. Nessuno ha argomenti concreti per negarlo e per interrompere questo dialogo tra Comune e cittadini, né a Rivalta, né nel resto della città. Tant’è che ho già incontrato e continuerò ad incontrare, come accade non di rado, i cittadini e i volontari, sul tema Parco, Giardino e Palazzo della Reggia di Rivalta.
Come è sempre stato sottolineato in ogni incontro ufficiale, in questo senso proprio lo stato di avanzamento del progetto, oggi preliminare, permette ampi margini di dialogo coi volontari e con l’associazione, di integrazione dei disegni, per venire loro incontro e per mettere in valore le attività che svolgono e la specificità dell’opera meritoria messa in campo in questi anni.
Il dialogo con la città e con la frazione prosegue. C’è un percorso che andrà nella direzione del recepimento delle istanze degli stakeholder.
Quando una città discute, una città cresce, e tutti si arricchiscono.
È questa l’essenza della dialettica positiva che, come gli stessi progettisti hanno garantito nell’interlocuzione con l’istituzione e con i cittadini, continuerà ad andare in onda nei prossimi mesi.
Fra le righe, una minima osservazione. Quando si parla dei lavori attorno al progetto del Ducato Estense occorre, prima di addentrarsi nei singoli capitoli del percorso che da Piazza Gioberti conduce sino alla Reggia di Rivalta, tornare opportunamente ai fondamentali. Nessuno dei lavori per oltre 14 milioni di euro che Reggio Emilia si appresta a realizzare sarebbe stato nemmeno lontanamente immaginabile se il Comune non fosse riuscito a intercettare queste risorse al Ministero, collegandosi a una politica dell’allora ministro Dario Franceschini assieme ad altre due città vicine – Modena e Ferrara – e reperendo così in altra sede quei fondi che nessun Comune, tranne forse le poche, grandi metropoli italiane (due o tre al massimo) ha a disposizione. Un progetto di area vasta, che non era nel programma di mandato e che guarda al futuro della città.
Chi oggi sui social network vaneggia che quelle risorse dovrebbero essere spese altrove, visto che questo è tecnicamente non possibile, sta dicendo una cosa molto semplice: ridate indietro quei denari allo Stato, private Reggio di un’opportunità unica, non riqualificate nulla, bloccate tutto e lasciate le cose così come sono.
Il rendering pubblicato sul Parco è soltanto una fra le decine di immagini che corredano il progetto preliminare, certamente non fra le più significative: il parco e la Reggia diventeranno dopo questi lavori un luogo sempre più bello, più verde e più a disposizione dei reggiani.
Per chi conosce il progetto quell’immagine mette in risalto alcuni aspetti, mentre altre diapo ne evidenziano altri: aspetti che si integrano fra loro in un progetto che è ancora preliminare, che si va discutendo con i cittadini e che porta con sé un pregio importantissimo: concilia con sapienza e intelligenza elementi del passato e sensibilità contemporanea.
Reggio Emilia, città con un fondato rispetto per le tradizioni e l’antico - quando tradizioni e antichità ci sono – e con una plurisecolare predisposizione al nuovo e ai bisogni di ogni tempo, questa Reggio Emilia è una città viva. La Reggia di Rivalta sarà un luogo dell’associazione e dei volontari, della città, dei reggiani e di chi da altre città vorrà venire ad ammirarla.
Come chiunque può immaginare, riprodurre un giardino del Settecento sul modello di quanto concepito più o meno tre secoli fa per la Reggia comporterebbe non solo costi eccezionali di realizzazione, ma ogni anno costi non sostenibili per il bilancio di un Comune in termini di manutenzione. A meno di non trovare uno sponsor-mecenate che, senza ‘contraccambio’ (casistica non rara, ma pressoché impossibile da riscontrare nell’epoca contemporanea), elargisca in aeternum tutte le risorse che servono per un bene pubblico e che deve restare pubblico, di questo genere.
Il Parco di Rivalta – questo ci insegna la storia remota - ha mantenuto le sembianze originarie solo per qualche decennio, cadendo in epoche non certo recenti in rovina assieme al Palazzo, per essere poi annullato ovvero trasformato in un grande prato.
Il progetto selezionato, come prevede la legge tramite bando ad evidenza pubblica, è l’esito del lavoro di un raggruppamento temporaneo di professionisti - “Openfabric; F&M Ingegneria spa; Alessandro Parodi; Fabrizio Polimone” - di rilievo internazionale, affiancato dagli esperti del Politecnico di Milano in fase di percorso partecipato, e ha il pregio di una forte carica evocativa del passato, di far riscoprire la qualità del paesaggio e di mettere in salvaguardia e in valore quanto di antico è rimasto; elementi storici quali: muro di cinta, percorsi, corte, parterre (giardino presso le scale), belvedere, alberature, vasca, scalinate, grotte e Giardino segreto.
Nel contempo - come sottolineato in altre occasioni - altri elementi di progetto, costruito sulla trama antica del Parco, consentono un uso dinamico e flessibile nel tempo e rispondono a una istanza di fruibilità composita: spazio e tempo passati e presenti si incontrano.
Si valorizzano perciò il tracciato a losanghe originale (tipico del ‘genere’ italiano) che delinea e scandisce i nuovi coltivi e l’elemento Acqua nella vasca antica e in un’altra proposta all’estremità sud-est, negli assi perpendicolari di scorrimento dell’acqua. Il lungo e caratteristico muro di cinta diviene anche ‘traccia’ per la realizzazione di un boulevard perimetrale alberato, che collega le nuove aree funzionali per attività e incontri di vario genere. Vi potrà essere spazio ad esempio per orti, attività sportive, incontri culturali, cinema e concerti.
L’alta qualità progettuale – favorita dal Concorso internazionale - si riflette infine nella ricerca e proposta delle essenze arboree da inserire o, nel caso di quelle presenti, come i gelsi, da conservare.
Vogliamo un Parco che faccia tesoro della storia, la riproponga, ma non si trasformi nell’imbalsamazione del presente e del futuro. Vogliamo un parco aperto e fruibile da tutti, con costi sostenibili, dedicato a una società complessa e portatrice di diverse sensibilità, gusti e culture, in grado di attrarre pubblico e interesse anche da altre città, un Parco che rifletta l’anima di Reggio, città europea. —
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