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File pedoporno nel pc, assolto padre di famiglia

Tiziano Soresina
Un'aula di tribunale
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Un'aula di tribunale

Novellara, la polizia postale ora sposta i sospetti sul figlio che si chiudeva a chiave nella stanza del computer: ma il reato è già prescritto 

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NOVELLARA. Una mamma che fa sesso con il figlio di 13 anni: immagini eloquenti, anche stordenti per la volgarità, facenti parte di un video pedornografico.È solo l’esempio di quanto trovato dalla polizia postale durante un’inchiesta della Procura di Reggio Calabria partita nel 2010 e che ha portato ad individuare per poi indagare – in tutta Italia – 90 persone per detenzione di materiali pedopornografici. Indagini che in un caso vengono poi girate alla Procura di Bologna (competente per questo tipo di reati sull’Emilia-Romagna). E il 18 gennaio 2012 i poliziotti bussano ad un’abitazione di Novellara, perché fra quei 90 nel mirino c’è anche un uomo al tempo 61enne che abita nel paese della Bassa reggiana.

Una vicenda emersa ieri – in tribunale a Reggio Emilia – nel processo davanti al collegio giudicante presieduto da Simone Medioli Devoto (a latere i colleghi Chiara Alberti e Sarah Iusto). Sentiti in udienza due esponenti della polizia postale che si sono occupati di questa inchiesta. Il primo si è soffermato inizialmente sul metodo utilizzato nelle indagini, cioè l’uso di un particolare software che agisce da “infiltrato” su Internet e riesce ad intercettare file pedoporno e chi li scarica.

La diffusione di Internet ed il proliferare di programmi informatici che permettono il cd. “file sharing”, ossia lo scambio di file tra utenti connessi tra loro mediante appositi server, ha purtroppo ampliato il fenomeno della pedopornografia, e soprattutto della sua fruizione online. È questo testimone che cita le immagini di sesso spinto della madre con il figlio preadolescente. Scene pedofile hard che purtroppo appassionano – ma è reato – in questo caso 90 persone, fra cui un novellarese individuato attraverso il computer per navigare sul web e il gestore telefonico utilizzato.

Ma che “qualcosa” non quadri nella perquisizione della casa a Novellara lo spiega in aula il secondo rappresentante della Postale (Luigi Quaglio, comandante della sezione di Reggio Emilia) che durante il sopralluogo in quella casa si trova di fronte ad una situazione a dir poco sospetta: chiuso a chiave in una stanza c’è il figlio 24enne dell’indagato che apre la porta solo in un momento successivo. Dentro a quella stanza c’è un computer acceso e collegato ad un software usato per scaricare film, video poi risultati spinti. Le analisi tecniche sul computer portano ora a dire il teste che «non vi è certezza che quel pc fosse utilizzato dal padre».

Parole decisive che portano il pm Maria Rita Pantani a chiedere l’assoluzione per l’imputato («Prove non sufficienti») e la trasmissione degli atti alla Procura di Bologna per valutare la posizione del figlio del novellarese. Richiesta a cui si associa il difensore Vera Sala che però aggiunge come sia intervenuta la prescrizione del reato. Dopo una breve camera di consiglio la Corte esce con una sentenza d’assoluzione e relativa trasmissione degli atti agli inquirenti bolognesi, ma la “scure” della prescrizione renderà tutto inutile. —




 

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