Gazzetta di Reggio

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Il presidente dei volontari «È un progetto fuori dal tempo»

Leonardo Grilli
Il presidente dei volontari «È un progetto fuori dal tempo»

Mainini è il simbolo dell’associazione “Insieme per Rivalta” E ora ha perso le speranze: «Siamo stanchi di ingoiare»

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reggio emilia

Uno dei vanti principali di cui può godere Reggio Emilia è, storicamente, l’impegno attivo dei cittadini per migliorare la città, i suoi luoghi, la comunità. E all’interno di questa moltitudine di volontari vi sono dei nomi che spiccano sugli altri, delle personalità che sono diventate dei punti di riferimento per il quartiere, spontaneamente riconosciuti dai residenti come dei piccoli sindaci di strada.

A Rivalta, ad esempio, il personaggio che ricopre questo ruolo è Giuliano Mainini. Presidente della Podistica Biasola e di “Insieme per Rivalta” – associazione che da quasi 15 anni cura la Reggia – in oltre trent’anni di impegno civico e gratuito ha guidato la trasformazione della dimora degli Estensi per mano dei volontari da luogo diroccato e abbandonato, chiamato dai rivaltesi “Palasoun”, a simbolo di Reggio Emilia, emblema dell’identità della città.

Mainini da sempre è stato collaborativo con l’amministrazione comunale ma ora, dopo la presentazione del progetto sul Parco ducale, ha perso ogni speranza di dialogo. Ed è un fiume in piena.

Il progetto presentato dal Comune di Reggio ha scatenato un putiferio. A lei piacciono?

«No, è fuori dal tempo, è fuori luogo. In questi anni abbiamo partecipato a tavoli di confronto con l’amministrazione, buttato giù dei progetti, avevamo chiesto di tenere in considerazione i principi con i quali la Reggia era stata costruita nel Settecento. Ma di tutte le proposte che abbiamo sviluppato, non ce n’è neanche una dentro al progetto che ha vinto la gara. Nessuno, praticamente abbiamo perso solo del tempo».

Cosa vi sarebbe piaciuto vedere all’interno del progetto sul Parco?

«Non pretendevamo certo che tutte le nostre idee fossero accolte, però... Avevamo chiesto di recuperare le antiche mura, di seguire i percorsi delle acque che venivano da Rivaltella, di rimanere su quel tono lì insomma. Nulla di tutto questo è stato tenuto in considerazione dalla giuria».

Come mai secondo lei?

«Tutto quello che so è che ciò che fa più rabbia a tutti è che all’interno della commissione giudicante non c’era nessuno storico. Ma le pare possibile una roba del genere? E poi oltre al danno la beffa: ci hanno incastrato dicendo che abbiamo partecipato anche noi».

In che senso “vi hanno incastrato”?

«C’era un concordato col Comune, abbiamo passato giornate intere a discutere, a compilare schede. Tutto inutile, abbiamo solo perso del tempo, e adesso il nome di “Insieme per Rivalta” compare anche fra coloro che hanno collaborato? Noi non ci stiamo, devono toglierlo visto che ci hanno ignorato».

Il sindaco però ha risposto con una lettera, spiegando che il progetto è modificabile.

«Io ormai non ci credo mica più. Da quando c’è Vecchi ci dicono che era già tutto fatto ma i lavori devono ancora iniziare. È dal 1961 che faccio volontariato, sono sul territorio tutti i giorni ma se non vengo mai ascoltato a cosa serve? Bisogna che imparino ad ascoltare, dare le risposte giuste e poi metterle in pratica. Abbiamo sempre ingoiato perché ci dicevano “si, hai ragione” ma dopo tanti anni siamo stanchi delle parole».

Fra una fase e l’altra della stesura del progetto, però, ci sarebbe dovuto essere un confronto attivo.

«Non c’è mai stato. Quando ci hanno chiamato era una convocazione, solamente per assistere all’apertura delle buste. Tutto era già deciso». —



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