«Invece che avere quel manifesto avrei preferito essere ascoltato»
Da riconoscimento per il suo infaticabile lavoro gratuito di volontario a simbolo della beffa. Questo è diventato il gigantesco manifesto che veglia sul Rione “Don Borghi”, all’Ospizio, e che ritrae...
Da riconoscimento per il suo infaticabile lavoro gratuito di volontario a simbolo della beffa. Questo è diventato il gigantesco manifesto che veglia sul Rione “Don Borghi”, all’Ospizio, e che ritrae proprio il volto di Mainini. La foto, realizzata da Federico Contini, è alta come due piani del palazzo, è stampata a colori su un telo in Pvc e incorniciata in un tubolare di ferro.
Quella del volontario è stata una delle quattro foto scelte dal Comune per diventare altrettanti poster così grandi da far impallidire i manifesti elettorali tradizionali. Nelle intenzioni dell’amministrazione il numero non era casuale: quattro come gli assi di un mazzo di carte, un mazzo composto da tanti reggiani che ogni giorno si danno una mano, per rendere la città migliore senza chiedere nulla in cambio.
Dopo il “fattaccio” del progetto del Parco ducale, però, uno di questi assi si è sfilato dal mazzo. «Se invece di spendere i soldi per il manifesto – spiega irritato Mainini – mi avessero ascoltato sarei stato più contento. Adesso mi dicono “ma come, ti hanno anche fatto il monumento e non puoi fare nulla?”. Oltre al danno la beffa».
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